VW T-Roc vs le rivali

Wolfsburg sta puntando parecchio sulla nuova T-Roc, il suo ultimo scintillante crossover. Volkswagen ha fermato la produzione della Scirocco per permettere al crossover di prendere il suo posto nella fabbrica portoghese, sostituendo così un coupé dalle vendite molto deludenti. Il grande capo Herbert Diess dice che la Volkswagen si sta “evolvendo in una brand di SUV”, tant’è che oramai VW conta la Tiguan e la Touareg fra le proposte SUV in Europa. Una Seat basata sulla Arona col nome T-Cross dovrebbe uscire nel tardo 2018, ed una T-Roc decappottabile verrà prodotta in Austria a partire dal 2020. Perché? La risposta è semplice: la “doppia proposta” per lo stesso segmento è solo una conseguenza della crescita del 2017 nel mercato. Una vendita su cinque è stata di nuove auto di questo segmento.  La Volkswagen si aspetta che la T-Roc diventi una delle sue tre auto più vendute, unendosi alla Polo e alla Golf, rubando indubbiamente qualche vendita al segmento delle berline. È 24mm più corta della Golf, ma più alta e larga con un bagaglio più capiente posizionato all’interno di quel posteriore spigoloso dall’aria molto coupé. Perfetto per chi deve rifarsi l’auto.  Condivide elementi con la Golf e la fiorente collezione di SUV e crossover a marchio Wolkswagen, ma la T-Roc ha abbastanza personalità da meritare di essere considerata un prodotto a parte. Le scelte per il motore (tutti turbo) vanno da un 1.0 litri ad un 2.0 litri sia benzina sia diesel, con la possibilità di scegliere un 1.5 litri benzina, ed inoltre per ognuno c’è l’opportunità di avere sia il cambio manuale sia il cambio DSG. La trazione integrale è riservata solo ai motori più potenti. È disponibile in due allestimenti: Style e Advanced.

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La T-Roc si pone di fronte ad uno dei crossover più famosi in Europa, la Mini Countryman. Essendo l’auto più grande mai prodotta da Mini, se avessi avuto un centesimo per ogni volta che ho sentito dire “avrebbero dovuto chiamarla Maxi” a quest’ora me ne sarei potuto comprare una. Ma è un così grande successo perché ha una ricetta semplice: mantiene lo stile delle Mini berlina dando al consumatore qualcos’altro in più – spazi più grandi, molteplici opzioni per il motore e più flessibilità. Esattamente come succede nella T-Roc – in modo da dare ai possessori di una Mini berlina qualcosa con cui scambiarla. E la ricetta sembra funzionare proprio bene. Oggi, nella sua seconda generazione, la Countryman è la seconda auto più popolare fra le proposte della Mini. Sembra condividere molto con la BMW X1, ma in realtà le due auto non appaiono, né sembrano, la stessa cosa. La Countryman è disponibile in varie combinazioni scegliendo fra motore benzina o diesel, cambio manuale o automatico, trazione anteriore o integrale, con la famigliare nomenclatura degli allestimenti che consiste in One, Cooper, Cooper S e John Cooper Works, senza considerare gli innumerevoli optional fra cui scegliere. La Toyota C-HR (Coupé High Rider) ha una missione leggermente differente. Non cerca di essere appetibile per chi deve rifarsi l’auto ma vuole prima di tutto avvicinare le persone al marchio Toyota – più precisamente, quella differente e più giovanile fetta di clientela che non ha mai preso in considerazione Toyota perché non riusciva a vedersi bene su una Prius o una RAV4. Toyota è riuscita a tirare fuori il suo lato più selvaggio, dicendo “andate a quel paese” al design e agli spazi tradizionali tracciando un nuovo coraggioso cammino per il suo crossover compatto.

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Con le sue luci posteriori elaborate, l’alettone mobile posteriore e gli enormi cerchi in lega, non sembrerebbe fuori posto in uno showroom di prototipi – anche se ovviamente dà l’idea di un’auto pensata per la strada. È veramente un’auto suggestiva nel suo insieme. Levandosi di dosso i pregiudizi, parcheggiata accanto ad una Prius non sembrano neanche appartenere allo stesso marchio. In ogni caso è difficile trovare qualcosa di noioso osservandola a fondo, anche se l’entusiasmo al primo sguardo non è una cosa universale. L’aspetto selvaggio non è usato per nascondere dettagli e particolari banali. Il telaio del C-HR è basato su quello della Prius, ma ampiamente migliorato per il suo nuovo compito, grazie anche all’esperienza sviluppata sulle strade europee ed in pista. Allo stesso modo, abbiamo sia un motore benzina turbo 1.2 litri a 4 cilindri, sia un 1.8 benzina ibrido, derivato dall’attuale Prius. La versione 1.2 litri è l’unica con cambio manuale e trazione anteriore – quella che abbiamo provato. Al contrario, l’ibrida ha una trasmissione a cambio continuo (CVT), disponibile anche per la 1.2. Ci sono quattro allestimenti in funzione delle specifiche: Active, Trend, Style e Lounge.

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