Anteprima

VW ID Buzz

SE FOSSIMO nel 1967 a gironzolare per il distretto Haight-Ashbury di San Francisco, a bordo del nostro fido camper van VW, potremmo incrociare Janis Joplin, Grace Slick o magari Jerry Garcia dei Grateful Dead. Essendo vicina al Golden Gate Bridge, l’area ospitava gran parte di queste icone dell’emergente controcultura hippie, attirati principalmente dal fatto che, all’epoca, la vita lì costava poco. A breve sarebbero anche accorsi una marea di grupies, spacciatori e scappati di casa, tutti ad inseguire il mito di sesso, droga e rock & roll. Il movimento dopo qualche anno sarebbe tramontato, con le icone trasferite altrove o peggio, decedute. Ma i furgoncini VW sono rimasti.

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Le leggendarie sedi dell’era hippie del rock‘n’roll come Filmore West e l’Avalon Ballroom hanno chiuso ormai da anni, eppure, a distanza di 50 anni, molte aree della città ancora si animano al ritmo dei Dead, dei Quicksilver Messenger Service e dei Doors. Ad oggi, questo posto è ancora la mecca dei vecchi hippie; rappresentando allo stesso tempo una terra promessa ed una trappola per turisti. Certe volte sembra quasi che San Francisco si vergogni di tutto questo, eppure altre volte pare incoraggiare il business.

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Più o meno la stessa cosa si può dire della VW, del Microbus, Kombi, Transporter o Type 2 (quando la Beetle era Type 1). Chiamatela come vi pare, venne lanciata nel 1950 con un motore posteriore raffreddato ad aria che manteneva il veicolo semplice e relativamente spazioso. Per quanto subì un certo grado di evoluzione nel tempo, l’idea di base fu talmente potente che, a distanza di decenni, vennero ancora prodotte variazioni sul tema. Inizialmente venne costruita come portacarichi e/o minibus, e ce n’erano tantissime in giro quando il movimento hippie iniziò a muovere i primi passi. Inutile dire che era perfetta per l’etica di unione degli hippie, visto che si poteva sfruttare come dormitorio, capanna da spiaggia e bus per andare ai concerti. Contemporaneamente, 10.000 km ad Est di Haight-Ashbury e 2.000 anni luce distante da Summer of Love, un piccolo me stesso saliva a bordo del pulmino della scuola: una VW T1 del 1957, verniciata in un tristissimo blu-grigio dopoguerra e dotata di sedili in un repellente mix di gomma e cuoio artificiale. Di solito mi sedevo davanti, col piede destro appoggiato sul rigonfiamento di stagno che proteggeva l’impianto del faro anteriore da tutto ciò che succedeva all’interno del veicolo. Non c’era ancora la radio, né una qualsiasi forma di riscaldamento, né tantomeno i sedili regolabili. Ci si poteva intrattenere unicamente col finestrino laterale, cosa che facevo incessantemente. Beh, all’epoca ci si divertiva con poco.

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