Dalla CX che provai sulle strade intorno a Barcellona  a questa V90 che sto guidando su quelle pugliesi, mi rendo conto che tutto è stato progettato per riconquistare i giorni di gloria di Volvo. I giorni di quando una V70 deteneva il primato delle grandi station wagon premium andato, nel tempo, ad affievolirsi con il successivo debutto di rivali dure come la BMW Serie 5 Touring o la Mercedes Classe E Station Wagon. Il primato nel settore è qualcosa che costa impegno e soldi e se alla Volvo il primo non è mai mancato, il secondo dettaglio è stato un argomento complesso e spinoso. Almeno fino ad agosto del 2010 quando i cinesi di Geely l’hanno acquistata dalla Ford. Da lì in poi, grazie anche alla capacità dei nuovi padroni orientali di non toccare competenze e strategie, conoscenze e visioni, la Volvo ha velocemente riguadagnato il posto che le spetta nel settore delle premium car più interessanti del mercato. E secondo me anche qualcosa di più. Questa V90  è vettura importante per la sua estetica sorprendente, l’accuratezza degli assemblaggi e dei materiali, di un nuovo telaio, una gamma di motori a 4 cilindri turbo e un abitacolo ricco di stile e tecnologia ispirato alla XC90. A guardare i dati della scheda tecnica mi accorgo che la Volvo un primato lo ha perso: quello della più capiente station wagon del mercato. La capacità complessiva, con i sedili ripiegati, della V90 di 1.526 litri è al di sotto di quello della BMW Serie 5 Toring (1.670 litri) o dell’Audi A6 Avant (1.680) e questo senza parlare della cavernosa Mercedes Classe E Station Wagon, che a litri, arriva a ben 1.820…

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