La Toyota potuto realizzare un clone della Qashqai come tutti gli altri. Invece si è presentata ben oltre un elegante ritardo al party della famiglia crossover con la C-HR, che non solo è quasi esattamente identica agli schizzi originali, ma è dotata di una linea della quale la GT86 ne andrebbe fiera, ed ha già corso, non solo test, al Nürburgring. Se la RAV4 temeva di essere sostituita, può tirare un sospiro di sollievo, anche se potrebbe voler aggiornare il suo guardaroba. Tale stravaganza visiva può passare di moda in fretta, e se pensate che da fuori sia vistosa aspettate di vedere gli interni blu elettrico e viola scuro, ma per ora è una dichiarazione di intenti ideale. Perché la C-HR è anche il fulcro su cui la Toyota spera ruoterà la sua reputazione per dinamiche di guida inesistenti, essendo stata sviluppata in Europa, per l’Europa, tenendo bene in mente il nostro gusto più piccante in fatto guida. Si basa sulla stessa piattaforma dell’ultima Prius, il che significa un baricentro basso, sospensioni posteriori a doppio braccio oscillante e un ibrido da 122 cavalli al top della gamma. Ma l’oggetto del desiderio è l’unico altro motore, un turbo 1,2 litri da 116 cavalli con valvola a fasatura variabile così ingegnoso che può passare senza soluzione di continuità tra i cicli di iniezione Otto (per la potenza) e Atkinson (per l’efficienza); più importante, nel suo assetto base a trazione anteriore, questa piccola quattro cilindri è l’unica C-HR dotata di un cambio manuale e non un lamentoso CVT. E sì, avete letto bene: nessuna C-HR diesel. Mai.

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Redazione

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