Speciale Formula E

7 motivi per cui la Formula E sta silenziosamente prendendo piede nel mondo.

Formula E

  • 1 – I grandi produttori fanno la fila per unirsi

La Jaguar parte avvantaggiata rispetto alla concorrenza, ma l’imminente arrivo dei tedeschi mette pressione agli inglesi per fare bene questa stagione

La Panasonic Jaguar Racing è arrivata ultima nella classifica 2016-17 delle squadre di Formula E, la loro prima stagione nel sempre più popolare campionato delle monoposto elettriche. Ma, vista in un’altra ottica, sono arrivati 10°. Oppure, da un altro punto di vista ancora, sono stati i primi tra i produttori principali ad impegnarsi pienamente nella serie.

E questo significa che hanno avuto più possibilità di imparare come rendere le automobili elettriche più veloci, con affidabilità ed economia. E questo potrebbe dimostrarsi inestimabile mentre la Jaguar prepara la sua serie di i-Pace da corsa, che inizierà alla fine del 2018, e le future auto da strada elettriche ed ibride. La nuova vettura, la i-Type 2, sarà guidata dal primo campione di Formula E, Nelson Piquet Jr, e dal campione GP3 del 2012 Mitch Evans. Il responsabile del team James Barclay è cautamente ottimista circa la possibilità di alcuni risultati decenti in questa stagione.

“Abbiamo imparato molto nel nostro primo anno nel campionato e stiamo lavorando molto duramente per mettere in pratica quella conoscenza ed esperienza”, ci dice. “I test sono andati bene ma finchè non andremo ad Hong Kong non sapremo se tutto il duro lavoro ha pagato o meno. Abbiamo fatto alcuni miglioramenti alla Jaguar i-Type 2, nella formazione dei piloti e nel team tecnico”.

È la serie giusta al momento giusto: “La Formula E continua a crescere in modo esponenziale. Come primo produttore importante ad essersi unito al campionato, riteniamo che questa decisione sia stata giustificata dal fatto che anche la Mercedes-Benz, la BMW e la Porsche si sono unite”.

Mentre la vettura precedente è stata assemblata in fretta, la i-Type 2 ha avuto una progettazione più attenta dalla Jaguar e dal partner tecnico Williams Advanced Engineering. “I miglioramenti hanno reso la Jaguar i-Type 2 complessivamente più efficiente, permettendo ai piloti di ottenere il massimo delle prestazioni. Aree di miglioramento chiave sono il peso della vettura, che è ora molto più leggera, ed il baricentro dell’auto che è stato abbassato per migliorarne l’equilibrio dinamico. Abbiamo anche lavorato per incrementare l’efficienza del nostro sistema di propulsione con un nuovo design”.

E ciò che funziona sulla pista darà poi forma alle auto da strada elettriche. “Il programma di gara dà alla Jaguar Land Rover l’opportunità di portare sulla strada ciò che impara circa le condizioni di prestazioni estreme – beneficiando l’autonomia e le prestazioni delle nostre linee di prodotto mentre guardiamo avanti al lancio di ulteriori veicoli elettrici”, dice Barclay.

“Una delle sfide principali per la formula E è l’uso dei circuiti stradali. In altri sport a motore, le gare si svolgono su piste in buone condizioni. In Formula E stiamo correndo su circuiti temporanei. Inoltre, la gestione energetica è un punto chiave da ottimizzare durante la gara per piloti ed ingegneri.

“È importante che il campionato si corra su circuiti stradali. Si porta lo sport ad un pubblico completamente nuovo e lo rende più accessibile per i tifosi. Siamo in grado di andare in luoghi come Hong Kong, New York e Parigi solo perché stiamo correndo con macchine elettriche”.

E la vittoria? “Questa stagione siamo realisti circa le nostre probabilità di successo. Il nostro obiettivo è quello di essere regolarmente in competizione per i punti. Tuttavia, questa è solo la nostra seconda stagione e sappiamo che la competizione è forte”.

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  • 2 – Piccole modifiche tecnologiche hanno un impatto enorme

Gli scienziati che lavorano nell’ombra sono le vere star della Formula E

A parte la nuova livrea, le monoposto elettriche sembreranno e suoneranno per lo più come gli anni precedenti quando si preparavano per la nuova stagione. Ma l’apparenza inganna, dal momento che ci sono state alcune sottili ma significative modifiche alle specifiche tecnologiche delle automobili.

Potrebbe non sembrare molto, ma aumentare la potenza disponibile durante la gara da 170 a 180 kWh e al contempo ridurre il peso dell’auto di 15 kg è stata una sfida per gli ingegneri ed i progettisti delle squadre, come ci spiega Sylvain Filippi, direttore tecnico della DS Virgin Racing: “Si può applicare una tale riduzione di peso solo nel propulsore e questo è difficile perché si tratta di ridurre la massa di motore, invertitore, trasmissione, ecc aumentando allo stesso tempo la potenza per la gara. Ecco che cos’è la Formula E, migliorare l’efficienza elettrica complessiva. Stiamo usando meno energia per ogni chilometro percorso – che, in gara, significa passare più tempo con l’acceleratore pigiato che sollevato”.

La Formula E attualmente fa ampio uso di componenti e regole comuni: lo stesso tipo di struttura in fibra di carbonio, sospensioni anteriori ed aerodinamica, ed un pacchetto di batterie fornito dalla Williams Advanced Engineering.

Le squadre hanno carta bianca su come sviluppare motore elettrico, invertitore, trasmissione, punti d’attacco per le sospensioni posteriori e la strategia del software.

Con la capacità dei motori elettrici di fornire il massimo della coppia dall’inizio, il comune buon senso è quello di ricorrere ad un cambio mono-rapporto. Ecco su cosa ha puntato l’Audi per la nuova LMP1 e-tron, che va a sostituire la precedente trasmissione a tre rapporti. Ma la DS Virgin ha preso un’altra strada, passando da un cambio mono ad uno multi-rapporto. Una prima marcia più corta determina una partenza più aggressiva con quelle successive che mantengono il motore elettrico al picco della sua efficienza? Oppure tutto questo ha un costo, con potenza che sale e coppia che cala tra i cambi? E che effetto ha questo sulla frenatura a recupero?

Solo alcuni esempi delle sfide di fronte alle squadre che si avventurano in un campionato dove tanto è ancora sperimentale, con tutti sulla parte più ripida della curva di apprendimento.

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