Speciale Aston Valkyrie

Sono passati venticinque anni da quando McLaren F1 reinventò il concetto di Supercar. Tempismo perfetto, visto che un marchio britannico si appresta a riscrivere la storia. Così come per la McLaren, la nuova Valkyrie sfrutta le ultime tecnologie di Formula 1 per elevare ulteriormente velocità e visceralità di guida. Stavolta, però, è un’Aston Martin che si appresta a rivoluzionare il panorama automobilistico.

A dire il vero, Aston non ha mai avuto la reputazione di essere il top dell’ingegno tecnico. Anzi, ad essere precisi, per un lungo periodo della sua storia si è ritrovata indietro, ad inseguire le rivali. Le grosse Vantage V8 degli anni ’90, per esempio, avevano la sofisticheria ingegneristica di una muscle car americana vecchio stile. In quel di Aston hanno sempre avuto una certa attrazione per i cari vecchi tempi, considerando la costruzione a mano e la sovralimentazione che faceva tanto Bentley.

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Ma a quanto pare li ha inghiottiti uno strappo spazio temporale, risputando fuori una Aston high-tech; la Valkyrie è stata costruita appositamente come simbolo di questa rivoluzione tecnica. Casca anche a fagiolo, visto che il CEO Andy Palmer voleva proprio espandere la gamma di auto supersportive di Aston Martin; non a caso, insomma, è nata questa rivale della Ferrari 488 a motore centrale. Come Palmer stesso mi ha personalmente riferito, la Valkyrie serve a “legittimare” Aston Martin come costruttrice di auto sportive a motore centrale. “è un segmento importante del mercato delle auto di lusso, e finalmente possiamo dire la nostra con maggior veemenza.” L’elemento cardine nella gestazione della Valkyrie è stata la stretta collaborazione con Red Bull Racing e con il suo direttore tecnico Adrian Newey, che da tempo covava il desiderio di sviluppare un’auto stradale.

“Erano anni che volevo fare una cosa del genere,” mi dice Newey. “A volte, a tempo perso, scarabocchiavo qualche idea e la mettevo da parte in una scatola che stava prendendo polvere da troppo tempo. Nel 2015 pensavo fosse giunto il momento di concretizzare la cosa, quindi mi sono accordato con Christian Horner [caposquadra di Red Bull Racing] decidendo di avviare un progetto part time. “Abbiamo assemblato una squadra molto piccola, composta da un capo progettista, un esperto di aerodinamiche ed uno di superfici, ed abbiamo avviato i lavori a partire da un pacchetto che associava meccaniche ed aerodinamica. Tutto ciò è successo nell’autunno del 2015, ma poi dovevamo capire come proseguire l’opera. Conveniva cercare un investitore privato oppure approcciare una compagnia automobilistica? Alla fine, io e Christian abbiamo deciso che sarebbe stato meglio associarci ad un grosso marchio consolidato. Quello che serviva, infatti, era qualcuno che avesse una profonda conoscenza di cose come distribuzione, vendite, manutenzione, leggi per le emissioni ed anche dettagli di carrozzeria – tutte aree nelle quali non avevamo alcuna esperienza. “Chiaramente Aston Martin è sempre stata la scelta numero uno, essendo a mezz’ora di distanza da noi, oltre ad essere una compagnia con tutti i requisiti necessari. Senza contare che conoscevamo già Andy Palmer, CEO di Aston, cosa che ha reso la contrattazione decisamente più semplice.”

Così Red Bull e Aston Martin iniziarono ad accordarsi, con Newey che portò le sue idee al capo designer di Aston, Marek Reichman. Il risultato di questa bella storiella è la qui presente Valkyrie, che sarà la Supercar – o Hypercar – più tecnologicamente avanzata e veloce della storia. Ci sono tante similitudini con la McLaren F1, la miglior Supercar che ho mai guidato e quella che ha fatto segnare il più grande passo avanti nelle auto sportive da quando sono state inventate. Entrambe sono nate da menti eccellenti: una è quella di Newey, attualmente il designer di Formula 1 di maggior successo, l’altra è stata partorita da Gordon Murray, che, a suo tempo, è stato il cervello di maggior eccellenza della Formula 1. Nel 1988, la Mp4/4 di Murray aveva appena portato a casa la quindicesima vittoria nelle sedici gare dei GP, guidate da Senna e Prost. Proprio come è successo con Newey, anche Murray, dopo queste vittorie, aveva sete di nuove sfide.

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