La magica matita di Van Den Acker e gli importanti investimenti dedicati alla qualità costruttiva degli ultimi anni, sono gli ingredienti principali del grande successo di Renault. E sulle strade della Penisola Sorrentina abbiamo guidato la versione Sporter della Talisman

A metà degli anni 2000 la Renault sfidò apertamente le berline premium di segmento D con la Vel Satis. Cioè, il guanto di sfida venne apertamente lanciato alla produzione teutonica. Una cosa mica da poco. Così come mica da poco fu il flop. Poi venne Laguna che fece il suo ruolo, ma rientrando nei ranghi di un costruttore generalista. Un modello onesto, che personalmente mi piaceva, con contenuti tecnici di un certo interesse, ma lontano dalle velleità che avevano ispirato la proposta precedente. Ma poco meno di 10 anni dopo, successore della Laguna, la Casa della Losanga ci riprova a volare più alto, mantenendo certo un più basso profilo, una maggiore prudenza nelle aspettative, ma tirando fuori un prodotto affascinante nelle linee, sostanzioso nei contenuti tecnici e costruttivi e decisamente convincente: la Talisman che ha raddoppiato, presentandosi, nella splendida cornice della Penisola sorrentina e della Costiera Amalfitana, nella veste lunga, station wagon, che qui si chiama Sporter.
La scelta di lanciare prima la berlina tre volumi e poi la sua versione station dimostra l’aspettativa della Casa che strategicamente ha deciso di seguire la tendenza di un mercato, soprattutto quello executive e flotte premium, che sta puntando più verso le versioni Sedan che quelle Station Wagon.

GLI ESTERNI

Non ero andato alla presentazione della berlina, così come non l’aveva mai guidata, ma ritrovo, in questa versione allungata, lo stesso armonioso, raffinato design. La declinazione in abito lungo, per quanto mi riguarda, gli dona ancora più fascino. Il design complessivo è maestoso e audace, riscontro gli stilemi che hanno ispirato Espace e Kadjar, condensati anche nella nuova Mégane. L’anteriore si presenta con una azzeccatissima coppia di fari affilati con le luci diurne a led che si estendono in giù lungo il paraurti a formare una sorta di C all’incontrario e che è diventato il brand luminoso della Casa. Anche la griglia anteriore ripropone l’importanza stilistica che Van den Acker vuole dare a questo dettaglio, così come il logo centrale così importante nelle dimensioni e che incarna perfettamente il linguaggio di design sia delle auto che dei crossover di casa Renault.
A guardarla da tutte le angolazioni trovo questa Talisman Sporter con tutti i giusti fondamentali in termini di proporzioni e rapporto tra lamiera e superfici vetrate. Mi piacciono molto gli sbalzi corti e le ruote a filo carrozzeria e, in questo modello, i pneumatici da 19” sono ben alle estremità della carrozzeria. Anzi, il pericoloso “effetto zaino” che certe volte percepisco visivamente in certe station wagon, qui non esiste. Il merito è in quella riga accennata che attraversano la linea di cintura e la linea del tetto dall’andamento leggermente discendente verso il posteriore. La postura su strada, mi piace, importante ma agile, un rapporto lunghezza/larghezza altrettanto indovinato e un posteriore con luci al led che, restringendosi, si estendono fin quasi al centro del portellone, donando un alleggerimento visivo piuttosto efficace.

GLI INTERNI

Nel sedermi all’interno, la prima cosa che noto, anzi, che sento è il tonf della porta che si chiude che mi richiama immediatamente la migliore produzione premium che conosciamo. Ottimo inizio. Materiali e accoppiamenti mi sembrano almeno pari a quelli che escono dalle catene di montaggio di Wolfsburg anche se intorno alla leva del cambio ritrovo una inspiegabile caduta con del materiale di plastica dura che stride con tutto quello che c’è intorno.
La versione che ho scelto è il bi-turbo 1.6 diesel dCi da 160 cavalli con cambio automatico EDC a 6 rapporti nell’allestimento top Initiale Paris. Senza dubbio il cavallo di battaglia sul nostro mercato lo farà il 130 cavalli disponibile sia con il manuale che con l’automatico, sempre a 6 rapporti, ma la curiosità di provare la versione 160, secondo me il miglior accoppiamento considerato il corpo vettura, ha preso il sopravvento.
Gli interni sono un trionfo di nappa pieno fiore, nera o grigia, le impunture in argento sia dei sedili che del cruscotto contribuiscono a regalare all’ambiente un clima piuttosto raffinato e senza fronzoli. Per i nerd (come me) il meglio si concretizza nel pannello centrale touch da 8.7 pollici equipaggiato da sistema di infotainment R-Link 2. Molto intuitiva l’interfaccia e, grazie al posizionamento verticale e alla grandezza è possibile dividere in due le aree personalizzando le informazioni per ognuna di esse. Anche il quadro strumenti, collegato al tablet centrale, è digitale. Anche se non si spinge a livello del virtual cockpit di Audi (e Peugeot con l’ultima 3008) che vantano personalizzazioni molto più approfondite, è possibile scegliere tra diverse tipologie di informazioni e colori. Oltre, ad esempio alla navigazione, trasmessa attraverso l’head-up display, puoi anche richiedere info in tempo reale su potenza e coppia erogata che, forse, per l’automobilista medio può anche fregare poco, ma vuoi mettere ad un pretolhead come me?
Tra le proposte merita una citazione il Multisense che rappresenta una funzione all’interno di R-Link 2 che mette insieme quattro profili di guida: comfort, sport, eco e neutro. Queste intervengono simultaneamente sui parametri del sistema 4Control (le quattro ruote sterzanti), sul controllo delle sospensioni, la risposta del motore, la velocità della trasmissione EDC, lo sterzo. Nello stesso tempo, in una perfetta simbiosi con cromo terapica, interviene sulle tonalità e i colori della illuminazione, sulle informazioni e i colori del cockpit, e sui sedili e la climatizzazione.

ALLA GUIDA

Sfruttando i vantaggi delle economie di scala, Talisman cavalca la stessa piattaforma modulare CMF che appartiene a Nissan Qashqai e una miriade di altri modelli tra cui il crossover Kadjar e la quinta generazione della Espace. Il motore da 160 cavalli è pronto e vivace, piuttosto silenzioso e fluido. Molto buono il lavoro dello sterzo che, pur riuscendo sempre a trasmetterti quello che succede sotto le ruote, e ben isolato dal movimento (e dalle botte) che prendono le ruote.

Per il resto? Beh ci sarebbe ancora da scrivere, mi fermo qui perché la dinamica e altre chicche le troverete sul prossimo numero di CAR #ottantadue. 

A proposito dell'autore

Marco Della Monica
car & motorsport contributing editor

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