Renault Zoe e-sport

Sul rettilineo che porta a Ohm

Ebbene sì, è una Zoe. La spinta deriva da due motori di Formula E, che sprigionano un totale di 460 cv.

Ci sarebbe molto da dire sull’auto elettrica di Renault, la Zoe. È carina, si guida bene e si mantiene con pochi spicci in più di quanti ve ne servirebbero per mantenere un modellino elettrico. Ma a parte una certa dose di vivacità partendo da fermi, non vi verrebbe mai in mente di accostarle la parola “veloce”.
Ma qui non stiamo parlando di una Zoe normale. Come una lavatrice alla quale è stato montato un reattore a fusione nucleare, la Zoe E-Sport ha ingoiato ben due motori rubati direttamente dalla sezione della Formula E di Renault, che spingono su entrambi gli assi per un totale di circa 460 cavalli.
Da fuori è ancora possibile riconoscere il fiorellino delicato che è la Zoe. È sempre lei, ma ha subito più o meno la trasformazione che ha intrapreso Sarah Connor fra Terminator e Terminator 2. La carreggiata maggiore la fa sembrare tanto larga quanto è lunga, l’interasse resta lo stesso ma la carrozzeria è sprofondata su quattro stupendi cerchi in lega da 20 pollici. Visivamente sembra di avere di fronte un concept. Eppure funziona.
Possiamo fare in modo che la vettura venga spinta unicamente dal motore anteriore, in tal caso avremo un’autonomia maggiore, ma qua vogliamo la velocità, si tratta pur sempre di un’auto sportiva. Settando i propulsori alla massima potenza si attiva anche il motore che spinge sulle ruote posteriori. Accompagnato dal silenzio, da un sibilo elettrico e dal rumore delle ruote che scorrono sull’asfalto, esco fuori dai box.
Le cifre ufficiali della E-Sport ci suggerirebbero delle prestazioni violente, ma proprio come l’auto normale, la distribuzione della coppia, partendo da fermi – sì, stiamo parlando di tutti i suoi 640 Nm – è talmente omogenea che sembra semplicemente di accumulare velocità senza alcuno sforzo apparente. Ma le cose cambiano superati i 60 km/h: il sibilo si trasforma in un’imitazione quasi convincente di quattro motori Olympus, e lo sterzo prende vita. Il servosterzo sarà pur elettrico ma è derivato da uno del settore corse – è preciso, irrequieto e dotato di una risposta corposa. L’erogazione della potenza è gestibile con precisione assoluta, cosa che ci aiuta moltissimo quando si guida al limite.

… il resto della storia, scoprilo qui!

A proposito dell'autore

Lorenzo Catini

Post correlati