OPULENZA, dal latino opulentia, grande ricchezza o, aggiungerei, guidare una Porsche Cayenne a 26 anni per le strade di Roma. Certo, se fosse stata realmente mia forse il discorso sarebbe suonato meglio, ma uno dei tanti aspetti positivi di questo lavoro è il poter impersonificare, di settimana in settimana, in un personaggio diverso e questo mese io sarò il figlio di papà o il giovane imprenditore a bordo della sua Cayenne. O del suo Cayenne, come si dice qui da noi, ma per non creare disordini la chiamerò semplicemente Porsche.

La consapevolezza di poter condividere qualche setti- mana con questo bestione mi aveva messo di buon umore, non lo nascondo, anche se almeno dal mio punto di vista le Porsche con la P maiuscola sono sempre state due posti, e col motore rigorosamente dietro, trazione poste- riore, per giunta. Ma ormai non è più necessariamente così, perché in effetti a bordo di questa Porsche non sembra mancare proprio nulla dello spirito, della ricercatezza e della cura dei dettagli che hanno reso famosa la casa di Stoccarda. Certo, le prestazioni non sono neanche minimamente paragonabili a quelle dei modelli più sportivi, ma in quest’ultima decade Porsche ha allargato i suoi orizzonti tanto da aggiungere all’ideale di Porsche come icona sportiva, quello di Porsche come icona di lusso, nel senso lato del termine.

E questo SUV è la massima espressione della nuova immagine di Porsche. La carrozzeria argentata sembra non volersi preoccupare nemmeno lontanamente di celare i volumi di questo prodotto teutonico, che qui in redazione abbiamo ribattezzato sin da subito come una “911 con l’armatura da football americano”. L’ultimo restyling,, ha reso le linee esterne più filanti e dinamiche, con un frontale completamente ridisegnato così come il posteriore, ora più snello, che in questa versione S ingloba nel paraurti i quattro terminali di scarico. È sicuramente un look più sportivo che la snellisce visi- vamente, senza però privarla dei tratti stilistici tipici di un SUV, come una maggior altezza da terra ed una linea di cintura piuttosto alta.

Dentro, invece, la scelta dei rivestimenti in pelle rossa completa quell’immagine di Porsche come ico-
na di lusso di cui sopra. È sempre un piacere sedersi
su questi sedili, anche se bisogna arrivarci preparati. Come da tradizione il tunnel centrale e la plancia ospitano una quantità imbarazzante di comandi, che potrebbe met- tere in difficoltà chi si approccia per la prima volta col mon- do Porsche, così come la chiave alla sinistra del volante. Avendo già avuto a che fare con questo SUV mi sono potuto permettere il lusso di godermi ogni singolo dettaglio piut- tosto che studiarmi cosa spingere per fare cosa, ma non è sempre così, soprattutto per i nuovi acquirenti. Alla già fol- ta schiera di pulsanti, inoltre, su questa Porsche si aggiunge il comando del blocco dei differenziali per il fuoristrada e due pulsantiere per settare indipendentemente cambio ed assetto. Se avete in mente di comprarne una farete meglio a studiare un po’, prima.

Sappiamo tutti che una Cayenne si esprime al meglio nei lunghi tratti autostradali, ed in questi giorni non mi sono risparmiato qualche km di superstrada, ma che senso avrebbe raccontarvi qualcosa di perfetto, fatto di isola- mento acustico ottimale, comfort di guida senza paragoni e chi più ne ha più ne metta?

Piuttosto voglio raccontarvi come va in città. Guidando- la non ho potuto fare a meno di pensare che questa Porsche non consumasse davvero nulla, nonostante il mio stile di guida non sia particolarmente Eco. Per qualche giorno l’indicatore del livello del carburante sembrava non volersi staccare dalla tacca del pieno, e anche quando la fisica ha avuto la meglio, la discesa è stata lenta, se non lentissima. Tutto contento sono andato a vedere i consumi, convinto di essere riuscito a rimanere tranquillamente sopra i 13, 14 km al litro. Ma ecco la sorpresa: il display segna 13,4 l/100 km, che si traducono in 7,4 km/l, esattamente la metà dei miei pronostici. Dov’è, quindi il trucco? Il trucco sta nell’a- ver montato un serbatoio grande quanto una piscina, ma ve ne accorgerete solo al momento del rifornimento, e non sarà un momento felice, credetemi.

Ma in fin dei conti stiamo parlando di quasi 3.000 kg smossi da un V8 diesel da 350 cv e 850 Nm di coppia, e la tentazione di lanciarla da 0 a 100 km/h in appena 5,4 secondi era troppo forte…Sulle buche questa Porsche sembra viaggiare su un cuscinetto d’aria, purché si lascino le sospensioni in modalità Comfort. Lo sterzo è leggero, tanto da risultare un ottimo alleato nelle manovre, un po’ meno quando si tratta di guidare sul serio a causa di un fastidioso punto morto centrale. Durante la nostra convivenza ho passato parec- chio tempo a giocherellare con le diverse impostazioni, arrivando a quello che, per me, era il compromesso ideale. Sospensioni rigorosamente in modalità Comfort e tutto il resto in Sport, così da avere quel pizzico di reattività in più dal motore, che non guasta mai, cambiate più rapide ed eventualmente automatiche ma soprattutto la possibilità di intervenire direttamente con i paddle al volante. Si può fare comunque, è vero, ma lasciando le impostazioni di base il DNA di questa Porsche difficilmente vi porterà a dover armeggiare con le dita lungo quelle appendici in me- tallo lì dietro al volante. Sarete piuttosto portati a lasciare che sia lei a preoccuparsi di tutto.

La situazione cambia, invece, quando vorrete provare le sue doti dinamiche. L’ho portata a fare un giro tra le campagne vicino Roma cercando di ricordarmi, durante il tragitto, le sensazioni di guida a bordo del modello precedente che ho provato qualche anno fa, e facendo un rapido paragone dire che sono rimasto stupito sarebbe riduttivo. Impostando la modalità Sport Plus, alla quale purtroppo non si accompagna la possibilità di aprire le valvole dello scarico, questa Cayenne riscopre la sua parentela con le 911 e tira fuori gli artigli. Si muove con agilità, è veloce e reattiva negli inserimenti in curva, mentre l’assetto riesce a contenere senza difficoltà i movimenti della carrozzeria.

Naturalmente sarebbe scontato dire che con queste dimensioni il parcheggio potrebbe rivelarsi un problema, soprattutto nelle grandi città, ma in effetti è proprio così. Probabilmente è questo il problema che porta parecchi proprietari di SUV a lasciare le loro auto nelle posizioni più strane, creando spesso disagi alla circolazione. Per conto mio in questi giorni ho cercato di evitare il più possibile di regalare, ai pedoni come ai passanti, spunti per guardarmi male più di quanto non stessero già facendo. Uno strazio, ve lo giuro, ma almeno posso dire di essere a posto con la coscienza.

 

A proposito dell'autore

Redazione

Post correlati