Mini JCW

Quando si parla di Mini non riesco mai ad essere completamente neutrale. È stata la mia prima auto a 18 anni e da lì ne ho avute due, le ho letteralmente amate tutte, anche nonostante i problemi che hanno afflitto la mia Cooper S di seconda serie. L’ultima l’ho venduta tre anni fa e da allora, ad essere sinceri, non ho mai realmente digerito la cosa. Spesso mi capita di curiosare tra gli annunci dell’usato in cerca di qualcosa che possa finalmente chiudere questo circolo, ma per ora non ho trovato nulla che faccia al caso mio, per cui la ricerca è ancora aperta. Perché vi sto raccontando tutto ciò?

Un po’ per farvi capire il mio stato d’animo nel provare la più potente MINI dell’attuale gamma, un po’ per giustificarmi del modo forse rude con cui mi sono appropriato delle chiavi della John Cooper Works non appena è arrivata in redazione. Cari colleghi, se state leggendo, vi chiedo scusa ma andava fatto…

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John Cooper Works, o JWC per gli amanti delle sigle, è una firma ormai iconica nel mondo MINI e significa più potenza, più adrenalina ed un look più aggressivo per la già velocissima Cooper S. Il trattamento, in questo caso, si traduce in un surplus di cavalleria che sale da 192 a 231 cv, ma anche un assetto più sportivo, cerchi in lega da 17” di serie, kit aerodinamico specifico e – ed è qui che “the magic happens” – il sistema Electronic Differential Lock Control che emula un differenziale autobloccante per catapultarvi fuori dalle curve alla velocità della luce.

È diventata troppo estrema? La risposta è no, e arriva senza un attimo di esitazione. In città la JCW si dimostra agile come solo una MINI può essere e nonostante l’assetto più rigido è comunque un’ottima compagna per la vita di tutti i giorni, anche per quel che riguarda i consumi. Non che le MINI siano note per la loro particolare parsimonia, ma da un 2 litri con oltre 230 cavalli proprio non potrete chiedere di meglio di quanto già non faccia. La coppia a disposizione – parliamo di 380 Nm – permette di ridurre al minimo essenziale i cambi di marcia sfruttando anche i rapporti più alti, mentre impostando la modalità di guida più estrema sarà praticamente impossibile resistere alla tentazione di giocare con il cambio per sentire l’ormai iconico borbottio degli scarichi in rilascio e in scalata. Ecco, questo – il sound – è un elemento molto importante, se non decisivo, nell’esperienza a bordo di una MINI, specialmente se JCW. Ormai quello che in molti chiamano il “Go kart feeling” di questi modelli è una garanzia e lo ritroviamo sin dalle varianti meno prestazionali, per cui quando si arriva a questi livelli ciò che conta veramente è quel qualcosa in più, che in questo caso è appunto il sound e quell’intima sensazione di familiarità con l’auto che si instaura praticamente da subito. Provare per credere, a bordo di una JCW vi sentirete come se ne aveste sempre posseduta una, tale è la dose di fiducia che riesce ad iniettarvi specialmente tra le curve, con quel suo grip praticamente infinito e quella sua precisione nei comandi che fa sentire veramente chiunque, un pilota.

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A proposito dell'autore

Riccardo Cacace

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