Non c’è nulla di così aggressivo o minaccioso come il muso di una vettura da pista omologata per la strada che fa capolino nello specchietto retrovisore della vostra auto. Una griglia del radiatore ispirata alla 300 SRL degli anni 50 si avvicina rapidamente tra le curve Torre ed Alonso del circuito di Portimao. I 15 denti cromati sono inseriti su di un muso da rana toro sotto steroidi e messi in risalto da sopracciglia al LED. Il male su ruote. Il suo nome? AMG GT R. Rientrati ai box il timore è raddoppiato nel momento in cui, aperta la portiera, mi immergo nel profondo vano per i piedi alla ricerca della leva per regolare il sedile, e spingo il sedile in fibra di carbonio all’estremità opposta. Lo spazio dell’abitacolo è stretto, ancor di più sui glutei, arrivando a ridurre la taglia del vostro girovita. Non azzardatevi a chiedere comodità come spalline, supporto lombare aggiuntivo o una profana regolazione dell’altezza. Ciò che vedete è ciò che proverete, quindi stringete i denti e allacciate le cinture. Sono nervoso perché mi trovo schiacciato tra due professionisti. Nella macchina che mi precede si trova l’ex campione di DTM Bernd Schneider, nella macchina alle mie spalle invece il nuovo Signore del Ring. Perfetto, proprio quello di cui avevo bisogno. Le rapide istruzioni di Bernd mi sono sembrate come un’estrema unzione: “Inserisci la modalità Race. Adesso disattiva l’ESP”. Fatto. “Vedi lo schermo tra il tachimetro e il contagiri? Mostra i settaggi del controllo della trazione. Ci sono 9 segmenti, tre gialli e sei rossi. Giallo è per le signorine. Per iniziare fai due passi nel rosso. Domande?” No, tranne che questo non è un aeroporto con una dozzina di coni e uno spazio infinito per arrestarsi. Invece, Portimao è un circuito certificato per la F1.

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