CONSIDERATO CIÒ CHE, Honda è convinta che il futuro sia rappresentato dai motori a celle di combustione. Di altra opinione è invece Nissan, visto che Carlos Ghosn, con i suoi crossover eccentrici, vuole buttarsi sulla strada dei veicoli autonomi ed elettrici. In netto contrasto con le rivali, Mazda ha guardato attraverso la sua personalissima palla di vetro e nel 2018 ha visto ben altra cosa, ovvero un’auto sportiva analogica, notevole sia per ciò che le manca (propulsori ibridi, tecnologie di guida autonoma, interni in stile lounge illuminati da neon e dalla luce degli schermi dei vari tablet) sia per ciò che invece ha: ovvero la trazione posteriore, un cambio manuale, una bellezza mozzafiato ed un motore rotativo alimentato da combustibili fossili.

“Questa vettura è la personificazione di ciò che Mazda si aspetta dal futuro: ovvero l’apice dell’eccellenza delle auto sportive a motore anteriore e trazione posteriore,” affermava con orgoglio il CEO di Mazda Masamichi Kogai mentre svelava al mondo le sinuose forme della RX-Vision. “Vogliamo coniugare il piacere di guida con un’eccellente efficienza ecologica. La scelta del motore rotativo non è stata facile, eppure siamo convinti che in futuro sarà l’ideale. Ci sono ancora tanti ostacoli da superare, ma noi continueremo a crederci”.

Mazda tiene a sottolineare che la RX-Vision è una concept car nel vero senso della parola, e che l’eventuale produzione di una RX-7 non è attualmente nei piani della compagnia. “Vi assicuro che una versione di produzione non esiste: questo è puramente un prototipo di design,” rimarca il concetto Ikuo Maeda, designer di lunga data di Mazda, capo della squadra RX-Vision che ha disegnato il cofano apparentemente infinito e le superfici senza fronzoli. “È solo un esercizio di stile ma spero che, teoricamente, possa andare testa a testa con le Porsche. La nostra aspirazione è proprio quella di portare il marchio ad un livello successivo. Vogliamo poter dire la nostra, vogliamo avere la forza di poter competere anche a livelli più alti”.

Questo concept è sorretto da un pianale su misura ed il suo motore rotativo risiede basso e stretto contro la paratia anteriore. Coi suoi 4.389mm, 1.925mm e 1.160mm, questa due posti risulta più corta, più larga e più bassa di una Porsche 911 991. “Il prototipo forse è un po’ troppo largo, ma l’idea di base è quella di un’auto sportiva ultraleggera le cui forme tendono a risultare tese,” continua Maeda. “Fra i materiali da utilizzare c’è dell’ottimo potenziale nella fibra di carbonio e nell’alluminio. Se dovessimo sceglierle una rivale, basandoci sul prezzo e sulle prestazioni del motore, probabilmente la scelta più appropriata sarebbe la Cayman (66mila Euro e 325 cv per la S 3.4 litri)”.

Anche il capo della sezione ricerca & sviluppo Kiyoshi Fujiwara la pensa allo stesso modo. “Se dovessimo produrre veramente questa vettura, un giorno, la faremmo più leggera della Cayman. Siamo riusciti a rendere la MX-5 un’auto estremamente leggera. Lo stesso varrebbe anche con questo motore rotativo”.

Concretamente, il tutto potrebbe portare alla produzione di una coupé (e/o convertibile) con lo stile della RX-Vision ed il nome RX-7. “In passato la RX-7 è sempre stata una due posti, o al massimo una 2+2. I quattro posti, invece, li aveva la RX-8. Se dovessimo chiamarla RX-9, i posti non saranno sei, sicuramente!” scherza Fujiwara. L’idea di una eventuale nuova generazione di RX-7 è stata rafforzata dalla reazione del pubblico allo show di Tokyo: Mazda ha letteralmente rubato la scena, generando la stessa folla che si accalca alle presentazioni dei nuovi iPhone. Per quanto riguarda le tempistiche, se il 2017 potrebbe cadere a fagiolo, visto l’anniversario del il primo motore rotativo Cosmo che debuttò nel 1967, Mazda avrà il suo bel da fare se vorrà realizzare la vettura per quella data. La combriccola di Alfa Romeo ha tirato su la nuova Giulia in due anni, ma loro non hanno dovuto fare i conti con un motore rotativo.

Il motore Wankel ha sempre causato grattacapi a Mazda, vista la sua fame di carburante, la maniera con la quale prosciuga l’olio e la sua spensieratezza nel far sputacchiare ogni sorta di sporcizia dagli scarichi. Certo, le ha fatto anche vincere la Le Mans, con la terza generazione della RX-7 FD che a ragione è considerata una delle migliori auto sportive giapponesi, ma, come ci ricorda Fujiwara, è sempre stata una bella sfida gestire i motori rotativi. “Siamo riusciti a trovare una soluzione ai vari problemi, ma vogliamo essere sicuri che sia qualcosa di duraturo. Vogliamo effettuare due se non tre volte la mole dei test che effettuiamo normalmente, visto i problemi che abbiamo avuto in passato e che hanno causato troppi inconvenienti ai nostri clienti”.

Perché sbattersi tanto ed insistere su questa linea, quindi? Se da una parte è vero che il motore rotativo è dotato di una potenza notevole pur mantenendo peso e dimensioni ridotte, senza contare la scorrevolezza intrinseca della propulsione, l’impressione è che a Mazda, ammirevolmente, sia più il cuore a comandare che la testa.

Parola a Maeda: “In passato ho avuto sia la prima generazione della RX-7 sia la terza, la RX-7 FD, probabilmente la mia preferita in assoluto. Abbiamo la sensazione che se abbandonassimo la tecnologia rotativa, questa finirà per sparire dalla faccia della Terra. È per questo motivo che ci siamo messi in testa di portare avanti la causa. Ci piacerebbe tantissimo riportare questa tecnologia nelle competizioni, e semmai ci dovessimo riuscire, vorrei essere io ad impugnare il volante!”

Una RX-7 ultraleggera con le meravigliose fattezze della RX-Vision che ulula per le strade cittadine e che magari debutterà trionfalmente nella 24 ore di Le Mans nel 2018? Ci sembra un futuro decisamente allettante.

Ben Miller

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