Lexus LC500

È presto. Molto presto. Sulla spiaggia di Redondo, i corridori calcano le passerelle bagnate contro uno spettacolare cielo all’aurora. Siamo pronti per un’altra giornata perfetta, ovviamente questa è la California – ma il sole deve ancora sorgere. L’oscurità della notte passata si sofferma nei profondi canyon di acciaio e vetro del centro di Los Angeles.

Lexus LC500, Ojai. Photo: James Lipman

Quando siete appena arrivati da Londra, è facile alzarsi presto il jetlag vi lascia svegli alle 4 del mattino. Quindi saltate giù dal letto, prendete l’ascensore per il parcheggio sotterraneo e scivolate dentro l’auto più bella che c’è lì, una Lexus LC, rossa come una mela candita. Purtroppo, non c’è un’anima in giro che possa apprezzare il V8 da 5,0 litri che prende vita, il grezzo frastuono degli scarichi, decisamente non giapponese, che rimbomba in questo desolato spazio di luci troppo forti e freddo cemento.

Ci muoviamo ad una frazione del potenziale della macchina, rotoliamo sulla rampa di uscita a cavatappi e ci dirigiamo verso l’autostrada su strade che presto saranno soffocate dal traffico. Dopo solo un centinaio di metri, ed un intero giorno di guida davanti, già sono felice; quel dolce rumore, la posizione di guida bassa, i sedili sportivi così comodi che viene voglia di ordinarne per guardare la TV a casa.

Ci dirigiamo verso nord sull’Interstatale 405 in direzione di Oxnard e della contea di Ventura, gli unici altri automobilisti sono quelli che guidano per andare a lavoro. Il fugace vuoto post-apocalittico della 405 dura meno di un’ora. Nella Lexus, il sistema di navigazione è ancora senza una destinazione, devo ancora regolare il display head-up per la mia altezza e c’è una mancanza evidente di musica – colpa della mancanza di intesa immediata tra me e l’infotainment dell’auto. Siamo vecchi amici, l’interfaccia trackpad punta-e-clicca della Lexus ed io, ma la magia ci sta impiegando un po’ a ritornare. Nella confusione, premo per errore Destination Assist e mi ritrovo in contatto con un operatore del call center – chiuderei la chiamata, se solo sapessi come fare.

Ma se dovete percorrere una noiosa autostrada a più corsie senza compagnia o Spotify, questa è l’auto per farlo. Ordinati, splendidamente realizzati e dotati di una sobria raffinatezza che se la cava agevolmente senza goffe finiture in carbonio o sgargianti strisce colorate in tinta unita, gli eleganti interni della LC amano anche cullare gli occupanti (ci sono sedili posteriori, ma solo nella stessa misura in cui anche una Porsche 911 ha i sedili posteriori) in una piacevole di raffinatezza. In modalità Comfort l’auto viaggia magnificamente, con i suoi ammortizzatori magnetoreologici che drenano languidamente tutte le asperità della strada su cui stiamo volando. Senza dubbio, la formidabile insonorizzazione assicura anche che il ruggito dei grandi Pilot Super Sport dell’auto (21 pollici 245/40  davanti, 21 pollici 275/35 dietro – le dimensioni standard delle ruote sono 20 pollici) non sia che un mormorio quando giunge al mio orecchio. E lo stesso abitacolo – interfaccia a parte – si compiace dell’adeguatezza delle sue componenti e la sua aria di solidità artigianale. Guardo con la meraviglia di un bambino come la pigra pressione di un pulsante sposti delicatamente da un lato il grande contagiri centrale (cerchiato da un anello smussato per mandare in solluchero gli appassionati di orologi da polso), la sua coreografia sciropposa rivela un completo display multifunzionale sotto. Per di più, la perfezione oliata del meccanismo fa presagire che il decimo proprietario di questa macchina, premendo questo stesso pulsante fra 30 anni, avrà lo stesso mio sorriso.

Lexus LC500, Ojai. Photo: James Lipman   Lexus LC500, Ojai. Photo: James Lipman

Proprio come i dettagli della LC lasciano trasparire innumerevoli ore di meticoloso lavoro, così il telaio si sente ultra-rigido, la struttura completamente impassibile anche quando le ruote e gli ammortizzatori lottano con la superstrada logora e sfatta come un vecchio materasso. Più tardi, quando ho la possibilità di caricare un po’ di peso sulla macchina, quello stesso rassicurante senso di solidità persiste, dando credibilità all’affermazione della Lexus che questa è la sua scocca più rigida, una di quelle progettate per resistere alla torsione con quanto appreso durante lo sviluppo della LFA. Le dirette influenze dall’ammiraglia ultra-esotica includono l’uso strategico da parte della LC di acciaio ultraresistente in una struttura a materiali mista che impiega anche alluminio (cofano, rivestimento delle porte) e fibra di carbonio stampata in fogli.

La Lexus insiste che questa rigidità è fondamentale per le risposte lineari, il comportamento prevedibile e la facile confidenza cui il team LC ha dato la priorità, ma se una carrozzeria fortemente rinforzata e in gran parte in acciaio può sembra pesante, non vi stupirà sapere che la LC, con il suo aspetto flessuoso, pesa due tonnellate, suppergiù.

Ma, per lo meno, tutta quella massa è nel posto giusto. La nuova berlina LS è bassa ma la LC, sulla stessa piattaforma GA-L, lo è ancora di più, garantendo una guida flessibile per una data quantità di rollio. Anche i punti dell’anca cadono vicino al baricentro dell’auto e le ruote sono spostate verso gli angoli, per la felicità di progettisti ed ingegneri. Il V8 è anche ben nascosto dietro la linea dell’asse anteriore, per una disposizione frontale/centrale. Questo rende anche possibile il cofano basso della LC.

I trucchi ingegneristici continuano. Un tetto in carbonio sulle auto più accessoriate, per abbassare ulteriormente il baricentro. Componentistica delle sospensioni in alluminio, per la riduzione della massa non ammortizzata. Una batteria esiliata nel bagagliaio in nome di una ideale distribuzione del peso. La Lexus, bisogna ammetterlo, non fa le cose a metà.

Meno di 90 minuti da quando abbiamo lasciato LA e ne ho avuto abbastanza del torpore della Interstatale. La Lexus è andata bene, sebbene occasionalmente letargica sul rollio: colpa di un cambio automatico a dieci rapporti, marce intergalattiche ed un motore relativamente povero in termini di coppia. Nelle modalità di guida più tranquille siete costretti a schiacciare le scarpe contro la paratia antifuoco per ottenere una risposta degna di nota. Essenzialmente, è la LC che vi dice di smettere di essere così dannatamente pigri.

Leggi l’articolo completo sul numero 99

CAR lo trovi IN TUTTE LE EDICOLE della tua città e in edizione digitale su pocketmags.com

A proposito dell'autore

Redazione

Post correlati