Sole alto in cielo, palme ai bordi della strada, la musica giusta, costume e camicia sbottonata più di quanto sarebbe normalmente consentito per non passare da pappone. È questo lo scenario ideale per provare una Lamborghini Huracán Spyder, ovvero quanto di più distante possibile da quello odierno. Oggi a Roma fa un freddo becco, più in là scoprirò che questa è stata la settimana più fredda dell’inverno, al costume ho sostituito i pantaloni più pesanti a disposizione nel mio armadio, e alla camicia sbottonata il piumino più caldo possibile, accompagnato da un pile supplementare e dalla maglietta termica d’ordinanza quando le nostre prove ci spingono tra i monti che circondano Roma. Il set ormai dovreste conoscerlo piuttosto bene, è lo stesso della Aventador SV che abbiamo provato ormai quasi un anno fa sulla neve che ricopriva l’asfalto e i boschi degli appennini di Monte Livata. Sì, abbiamo deciso di portare anche la Huracán senza tetto a sgranchirsi le gambe dove si respira quella che oggi definire un’aria frizzante sarebbe riduttivo. Sul monte Livata fa freddo, freddissimo, e nonostante la neve dello scorso marzo sia un ricordo piuttosto lontano, l’asfalto è rimasto comunque umido dalla nottata, e nei tratti più tortuosi che si snodano tra i boschi deserti ed i pratoni gelati il rischio di trovarsi a fare i conti con qualche lastra di ghiaccio dell’ultima ora non è poi così lontano. Una volta arrivato in cima mi avrebbe aspettato un fantastico paesaggio montano rischiarato da un sole che, però, al momento non riesce a scaldarmi come nell’idea iniziale in questa mia sosta-cappuccino nell’ultimo Autogrill utile. Quando riparto provo a recuperare con la musica, l’unica opzione disponibile per avvicinarsi allo scenario ideale, ma ben presto alle note dell’artista del momento mi trovo a preferire il suono che quel motorone proprio dietro alle mie spalle sta emanando nell’aria.

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