LaFerrari Aperta

L’auto ufficiale dei 70 anni di Ferrari è LaFerrari Aperta, una Hypercar senza il tetto e con un unico scopo: ricordare al mondo intero che nessuno riesce nell’edonismo automobilistico meglio della squadra di Enzo.

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Un altro caffè in arrivo, un’altra presentazione in corso. Benvenuti alla riunione per i neofiti di LaFerrari. Le slide sono tante, perché chiaramente la LaFerrari non è un’auto semplice. C’è un intero capitolo dedicato solo al propulsore ibrido (che coniuga un V12 6.2 litri senza turbo da 800 cv ad un sistema KERS ibrido, che in totale sprigiona 963 cv, gli stessi della coupé del 2014). Tutto molto, molto interessante, e Ferrari conosce bene la nostra sete di conoscenza quando si tratta di miracoli tecnologici come LaFerrari.

Mi accorgo che il tempo scorre via rapidamente, e che Ferrari ha saputo sfamare a dovere noi malati delle quattro ruote, fino all’ultimo dettaglio forense. Vengo a conoscenza di quando e fino a che punto l’ECU carica preventivamente il V12, mantenendolo teso e pronto al volere del pilota come le caviglie di un 200metrista prima dello sprint, oltre a ricaricare la batteria. Prendo nota di quanto si è irrigidito il monoscocca in carbonio rispetto a quello della Enzo (ben il 27%, nonostante sia, allo stesso tempo, del 20% più leggero) e sorrido al piccolo quiz da pub di nicchia, che sostanzialmente rivelava che abbassare di 30mm il baricentro di un’auto può tradursi nel fare 0,3sec in meno nel circuito di prova di Fiorano, l’equivalente di un incremento di 40 cv.

Matteo Lanzavecchia è l’ingegnere che Ferrari ha incaricato di far capire i tecnicismi più fini a noi comuni mortali. Lo vediamo deliziarci con tutti i dettagli che riguardano la progettazione senza compromessi della LaFerrari, e si capisce che, oltre ad aver studiato la propria presentazione, ha una gran dimestichezza con la Hypercar. Ma nel caso specifico è di fronte a due ardue sfide. La prima è che l’auto che mi aspetta è LaFerrari Aperta, a cui non ha mai fatto riferimento durante la presentazione. Cosa del tutto giustificata, visto che non era previsto che un giornalista provasse l’edizione limitata Aperta. Io sarò il primo. Non ci sono slide da mostrarmi, quindi gli è toccato farsi capire a voce, illustrandomi come Ferrari abbia dovuto re-ingegnerizzare l’Hypercar per toglierle il tetto. Riassumendo, riallocando i radiatori, è stato modificato il pacchetto aerodinamico, spostando il flusso d’aria da sopra l’abitacolo a sotto ed intorno ad esso, mentre la gestione del propulsore è stata aggiornata con tutte le lezioni imparate dalla coupé ed il telaio in carbonio è stato completamente rivisto in modo da renderlo capace di resistere alle forze in gioco, sopperendo all’assenza del tetto. Il secondo problema, sembrerà ripetitivo, è che l’auto che mi sta aspettando è LaFerrari Aperta. Si tratta della concretizzazione di tutto quello che la Casa automobilistica più celebrata del mondo ha imparato nel campo dell’ingegneria automobilistica ad alte prestazioni dal 1947. Anni e anni di sforzi intellettuali e monetari mirati all’eccellenza artistica e scientifica del creare vetture straordinariamente belle e veloci; qualsiasi tipo di prototipo, linea della carrozzeria e profilo dell’albero a camme, tutto ciò che hanno concepito è intriso della gloria del concetto stesso di Motorsport, ed io mi trovo qui, con un’auto talmente eccezionale che anche le guardie di sicurezza di Ferrari, normalmente serie e professionali, mi guardano e ridacchiano come bambini fomentati. Chiaramente il mio stato d’animo brucia di anticipazione, alimentato dalle succulente informazioni estratte dalle slide di Lanzavecchia.

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Ciliegina sulla torta, la fortuna è davvero dalla mia parte, in modo quasi irreale. Siamo ai primi di Novembre e pare di stare a metà Luglio. Il quartier generale Formula 1 della Scuderia è baciato dai caldi raggi del sole mattutino, in lontananza si nota un accenno minimo di nebbiolina ed il cielo è un splendido tappeto blu. Matteo, forza, è ora di dare il via alle danze!

“Datemi un punto d’appoggio e solleverò la Terra,” disse Archimede. Il simpaticone barbuto, con questa frase, voleva sottolineare la forza della leva meccanica, ma le sue parole riecheggiano in modo sorprendentemente appropriato mentre faccio il mio ingresso nella Aperta e, col cuore che raggiunge il limitatore dei giri, appoggio una mano sul poggiatesta del pilota calandomi nell’abitacolo (il processo di entrata è più indolore di quanto immaginassi; le soglie in carbonio nero della portiera curvano in modo notevole durante la loro corsa verso il muso dell’auto).

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A questo punto uno si aspetterebbe di doversi arrendere e di far mollare tutti i controlli significativi del corpo alla tensione, mandando in sovraccarico il sistema motorio, mentre il cervello cerca di rendersi conto dei dati sulla carta segnati per la Aperta (fra cui non ultimo il fattore prezzo: qualche mese fa, una Aperta è stata venduta ad un’asta per ben 8,3 milioni di Euro, il record per un’auto nuova). In realtà, invece, quando ci si assesta nel sedile, si assicura la cintura a quattro punti (fatta da una fibbia centrale che fa da ponte a due cinghie che avvolgono vita e spalle, completa di simpatici marchi Ferrari) e si porta a sé il volante, avviene esattamente l’opposto. La posizione di guida all’interno di questa Aperta è talmente ben studiata, con tutti i comandi perfettamente familiari per chiunque abbia guidato una 488, che istantaneamente i palmi delle mani smettono di sudare, il battito cardiaco si assesta ad un ritmo rapido ma regolare e quelli che inizialmente erano tsunami di panico si trasformano in un mare calmo di silenziosa fiducia. Improvvisamente ci si sorprende a sorridere fra i baffi ed a pensare “Si, andrà tutto bene”. Il sedile – che è poco più di una serie di rilievi incastonati su delle protrusioni del telaio in carbonio, abbassando così la linea del tetto ed il baricentro dell’auto – è un trionfo ergonomico. Il bizzarro volante vagamente squadrato può essere tirato quanto si vuole a sé e, in pieno stile Schumacher, su di esso c’è tutto ciò che ci serve, fra cui gli indicatori, il Manettino di selezione di modalità di guida ed il tasto per le strade dissestate, che allenta un po’ l’ammortizzazione per superare indenni anche certe stradacce dell’Emilia-Romagna.

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