La Peugeot Sport Italia con l’equipaggio Campione Paolo Andreucci e Anna Andreussi ritorna con l’ultimo video della serie “Io la guido così”. E noi ve lo proponiamo, ma completandolo con un mio personale ricordo: la discesa dell’Etna a bordo della 208T16 e con Paolo Andreucci alla guida. Of course.

Non sono semplici video, quelli della Peugeot, ma una vera e propria costruzione narrativa che si srotola lungo contesti diversi e al cui centro c’è la partecipazione della Casa del Leone ai rally. Certo hanno la fortuna di avere tra le fila una coppia straordinaria come Paolo Andreucci e Anna Andreussi che sono forti in auto e bravi a raccontare e raccontarsi, ma la questione è che video così, con il primo che sintetizza tutta la sua efficacia evocativa nell’affilata chiusa finale di Anna, hanno letteralmente costruito una realtà di Marchio fatta di dinamismo, sportività, divertimento e passione.
Attraverso questi video Peugeot approda ad uno storytelling di una manciata di minuti per promuovere certamente se stessa, ma in un modo divertente, empatico e, per chi è appassionato di motorsport come chi scrive, assolutamente irresistibile.
Bravissimi, gli uomini di Peugeot Italia, a non utilizzare il marketing tradizionale di posizionamento scegliendo piuttosto, nell’era della narrazione, un approccio incentrato sulla brand story piuttosto che sulla brand image e, anche se noi di CAR non trattiamo di marketing e comunicazione, questa strategia mi fa venire in mente il marketing virale di Seth Godin, che aveva lo scopo, per il suo inventore, di raccontare storie e non di concepire pubblicità.
E adesso attendiamo qualche cosa così … dalla pista.

Bello vero? Ma c’è un ricordo personale molto bello legato ad un altro video di questa super saga firmata Peugeot Sport Italia. E’ quando Paolo Andreucci e la sua 208T16 hanno scalato le pendici dell’Etna e io ho avuto l’onore ed il piacere di essere l’unico giornalista presente all’evento oltre che il sottile godimento di scenderle, le pendici, a bordo con lui. Vi ripropongo un estratto di ciò che scrissi ed il video.

AL FIANCO DI UCCI

(…) Scendo. A piedi. Sfido il vento che mi prende a schiaffi, ma voglio raggiungere il gruppo camminando sulla sciara. Mi rendo conto solo adesso che è tutto meno che un piano regolare: solchi e picchi, canyon in miniatura che guai a caderci sopra, possono aprire le tue mani come un rasoio. E penso ai pneumatici. “Marco entra dentro, scendi giù con Paolo”. Era quello che volevo sentirmi dire. Mi infilo nell’abitacolo, veloce, è il posto di Anna, ma io sarò muto. Non tolgo neanche il giubbotto, meglio non raffreddare muscoli e riflessi. I suoi. Paolo è lì pronto e legato, mi passa un pezzo di cintura, per il resto faccio io. Il clanck della trasmissione, prima marcia, si scende.

Parte veloce, l’assetto della 208 T16 mi fa venire i brividi perché sembra galleggiare sopra un catino di rocce che rimbalzano in su e che non mostrano fine. Scendiamo eppure mi sembra di salire. Paolo è concentrato, guida forte, lo sa che a me piace così, accarezziamo spesso il bordo di qualcosa, non so se è quello del tracciato o l’inizio di un precipizio.

La 208 T16 urla e ringhia, morde con i Pirelli da terra che sfidano sfacciati la forza della lava. Gli allunghi producono un’accelerazione che mi sorprende, me le immagino le orme che lasciamo sotto di noi. In uno di questi perdiamo anche l’ancoraggio e allora, al loro posto, produciamo un accumulo d’aria. Corriamo veloce, per creste e discese, passaggi su costoline di tracce disegnate sulla ruga del vuoto. Stiamo misurando il fascino magnetico delle sciare che scendono a valle guidandoci sopra, come solo il pilotaggio alto di Paolo “Ucci” Andreucci poteva osare.

Ci stiamo mettendo al vento, alle pietre, chiediamo passaggio a tutto, anche alle nuvole. Dopo un tratto guidato c’è un nuovo allungo e poi un traverso difficile, non guardo fuori, guardo Paolo, movimenti contati, quasi andasse al risparmio, ma è la fronte increspata di sforzo e il broncio di concentrazione sulle labbra a tradire il suo impegno.

La cosa mi piace, ché la sta prendendo sul serio. Non c’è nulla di teatrale in quello che fa, ogni gesto produce un riflesso condizionato lungo tutto il “corpo” della 208. Sono una cosa sola, anche senza Paola. Che sotto sotto secondo me è anche un po’ gelosa. Dopo qualche minuto di splendida apnea arriviamo in fondo valle. Abbiamo sulla testa nuvole e schizzi di un sole che sta sparendo, mi levo il casco e la testa al primo vento sfiata i pensieri chiusi. E’ stato semplicemente meraviglioso.
Tutto questo per inseguire un desiderio: portare la 208 T16 a scalare l’Etna. Per esaudirlo sono riusciti a metterci le ruote sopra. Ma non l’hanno calpestato, l’hanno sublimato.

A proposito dell'autore

Marco Della Monica
car & motorsport contributing editor

Post correlati