Siamo seduti a 200 metri dall’Arc de Triomphe, in un ristorante tanto tranquillo quanto i parigini possono esserlo. A farci compagnia a pranzo è Bruno Famin, direttore di Peugeot Sport. L’indomani, la sua 3008 DKR verrà spedita in Paraguay, verso l’annuale edizione della Dakar, dove le vetture ed i piloti affronteranno due settimane di atroci tormenti. Famin ricorda come nella seconda prova del secondo giorno della Dakar 2016, nel centro dell’Argentina, la temperatura raggiunse i 55 gradi centigradi. Dentro la vettura si toccavano i 70. “I piloti erano distrutti; Stéphane Peterhansel era molto lento alla fine della prova. Gli chiesi cosa c’era che non andasse e lui rispose di non ricordare gli ultimi 30km; era come morto. Non credevamo fosse così importante ma ora ci siamo convinti del contrario: benvenuta aria condizionata”. Può sembrare una decisione affrettata, ma questo è il mondo delle competizioni automobilistiche. Un’unità di aria condizionata costa 10kg e ruba cavalli preziosi, ma Famin è assolutamente convinto che la perdita di prestazioni del pilota senza di essa sia superiore. Queste sono le sfide di questo mestiere. Ci trasferiamo all’interno di un comune blocco di uffici a Velizy-Villacoublay, dove camminiamo attraverso decorazioni anni ottanta che potrebbero facilmente ospitare qualche gruppo della finanza o qualche mercante di carta. Le piccole differenze non diventano evidenti finché non si entra all’interno dell’ufficio di Famin. Più che certificazioni ISO9001, dietro la sua scrivania si possono ammiraretrofei ben più preziosi: un trio di statuette da Le Mans, due secondi posti ed un titolo di campione assoluto nel 2009. Sul muro opposto si trovano i trofei per la vittoria nella Dakar del 2016 e l’evento della Via della Seta. “Sébastian [Loeb] ha entrambi i trofei di Pikes Peak,” ci dice Famin: “uno per il primo posto, l’altro per l’esordiente più veloce”. Probabilmente aveva finito lo spazio.

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