ERA UN VENERDì 13 ed io e il fotografo Richard Pardon, sincronizzati, in pieno stile Stanlio e Ollio, eravamo appena finiti comicamente a gambe all’aria scivolando sul ghiaccio uscendo dal nostro albergo. Non era il giorno per guidare una Pagani Huayra BC. Ci era stato detto che la macchina “sarebbe potuta essere disponibile” per una guida alla fabbrica. Quando siamo arrivati, ci hanno detto che “non era disponibile”. Non ci siamo lamentati né abbiamo chiesto il perché.  Non eravamo venuti per farci un giro, in ogni caso. Eravamo lì per visitare la fabbrica di auto Pagani, che Horacio Pagani ha costruito a due minuti di distanza dalla sua vecchia sede a San Cesario sul Panaro, appena fuori Modena. È un ingegnere automobilistico, non un architetto, ma l’ha progettata di persona, seguendo gli stessi principi delle sue automobili. È uno stabilimento meraviglioso, ma non è in una bellissima posizione. Si affaccia su verdi campi ma è circondato sugli altri tre lati da un brutto complesso industriale. Una plumbea e fredda giornata nord italiana non migliora la situazione. Se pensate ad una Supercar italiana multi sillabica, probabilmente vi immaginerete qualcuno che guida lungo una strada alpina baciata dal sole. Potrebbe essere così che vengono utilizzate ma è in posti come questo ed in giornate come questa che si svolge il duro lavoro per realizzarle In questo tipo di storie, di solito vi facciamo entrare in fabbriche il cui accesso sarebbe altrimenti interdetto. Non oggi. Nonostante il valore e la rarità delle sue macchine, Horacio è egualitario riguardo le visite. Non ha dimenticato cosa significa essere un giovane appassionato di auto abbandonato in Argentina, dall’altra parte del pianeta, desiderando disperatamente di entrare nel mondo delle Supercar e lavorare in una fabbrica come questa.

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