Inside Honda

A Tochigi, nel bel mezzo del nulla più assoluto della campagna giapponese, troviamo una collezione artistica in grado di rivaleggiare con qualsiasi cosa presente al Louvre: stiamo parlando della più grande collezione al mondo di Honda.

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Nel 1952, tre anni dopo la creazione della prima Honda vera e propria, ovvero la Dream D-Type a due ruote, il fondatore del Marchio, Soichiro, si imbarcò per un viaggio di inchiesta in America. Si trovò di fronte il meglio che il mondo poteva offrire, al momento, nel campo dei macchinari ad alta precisione, e tornò in Giappone convinto che tale hardware sarebbe stato essenziale se voleva concretizzare la sua ambizione di creare le migliori auto e moto del mondo. Investì poi 450 milioni di yen in macchinari in un’epoca in cui il capitale instabile della sua compagnia si aggirava sui sei milioni di yen. Una mossa coraggiosa, ma che ci fa capire molto del personaggio.

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Tutto ciò spiega come una piccola startup giapponese passò da costruire biciclette che superavano di poco la velocità del passo d’uomo, a dominare i Grand Prix delle moto nelle classi 250cc e 350cc in poco più di una decina di anni. Ci dimostra inoltre come ha fatto Honda a diventare sinonimo di eccellenza nei motori a combustione interna. Basti guardare il monocilindrico 49cc Super Cub, un’unità apparentemente di scarso interesse se non per il fatto che era – ed è ancora oggi – assolutamente perfetto per il suo scopo, senza contare che il numero totale di pezzi venduti ha, di recente, superato la soglia dei cento milioni. Pulito, affidabile e silenzioso dove, un tempo, i motori a due tempi erano incasinati, rumorosi e fragili: il Super Cub ha poi definito Honda stessa, incarnando l’ossessione del marchio per la semplice bellezza e la funzionalità dei motori a quattro tempi.Piena zeppa di automobili, motociclette, robot, falciatrici, piccoli camion e tricicli, la Collection Hall di Honda ha tutto ciò che ci possiamo aspettare da un Marchio di enorme successo che, spesso e volentieri, ha fatto anche da voce fuori dal coro; una collezione di macchine diverse, che ripercorrono la voglia di perseguire la propria strada per quanto assurda o apparentemente contro tendenza essa poteva apparire. Ovviamente non mancano capisaldi come l’innovativa prima generazione della Civic; l’originale (ed ancora bellissima) NSX, fra l’altro nella veste ultra rara Type R; la CB750, rivoluzionare superbike a quattro cilindri 750cc che si stagliò a mo’ di monolite quando esordì nel 2001, dove apparì come una sorta di Space Odyssey quando l’industria delle moto era ancora ferma agli anni ’60 e al confronto pareva il Medioevo, e che finanziò l’investimento delle basi di produzione e di R&S che Honda costruì in Ohio.

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Oltre a tutto ciò fa capolino anche del materiale folle: pensiamo al Motocompo, un minuscolo mezzo plasticoso a due ruote che sembrava un vecchio VHS ed era stato ideato per essere trasportato in giro dalla piccola auto Kei; le prime vetture di F1 complete del tipico scarico a serpentina, ideati in campagna, senza alcuna esperienza nel Motorsport e nessuna infrastruttura adeguata, usando come ispirazione una vecchia Cooper-Climax; e come dimenticare le falciatrici dal look assurdamente sensuale. Parola di Soichiro riguardo alla sua missione, ad inizio opera: “Voglio rendere felici le persone”. Direi che una visita al Collection Hall basti per rallegrare chiunque.

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