Inside Conservatoire Citroën

La guida che ci accompagna nel nostro tour nel Conservatoire di Citroën è Xavier Peugeot. È un po’ come trovare Bill Gates come commesso in un Apple Store. Citroën e Peugeot sono stati nemici storici, con una rivalità iniziata fin dalla fondazione nel 1919 di Citroën fatalmente conclusa con l’insolvenza della compagnia e conseguente assorbimento in Peugeot nel 1976. Sono sempre state due compagnie diverse, due linee parallele nell’interpretare il mondo automobilistico – proprio come Apple e Microsoft.

André Citroën è stato un imprenditore coraggioso, a cui piaceva rischiare; parigino, figlio di immigrati (come Steve Jobs), ingegnere, visionario e, proprio come Jobs, genio del marketing. Dopo pochi anni di vita, la sua piccola compagnia aveva già scavalcato le vendite delle ben più consolidate Peugeot.

Eppure, nel 1934, andò vicinissimo alla bancarotta per la prima (ma non ultima) volta, vittima della sua stessa ambizione. La nuova Traction Avant fu un’ottima auto che riscosse il consenso del pubblico, ma era troppo costosa da sviluppare e soprattutto da costruire. Citroën venne venduta ai maggiori creditori dell’epoca, ovvero Michelin, con il povero André che morì un anno dopo.

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La risposta di Peugeot alla Tracton Avant è stata la 402. A dispetto della carrozzeria affusolata – influenzata dal pioneristico Airflow di Chrysler – si trattava di un’auto dalle prestazioni contenute, un po’ come la maggior parte delle Peugeot non solo di quel periodo, ma di sempre. Peugeot è nata come compagnia famigliare, ed è in giro da più di 200 anni. Pur avendo vissuto molti successi a livello industriale, è sempre stata cauta a livello finanziario. Nacque a Sochaux, vicino al confine svizzero-tedesco; non per nulla Peugeot è considerata la compagnia automobilistica francese di stampo più “tedesco”. Citroën, invece, è sempre stata vista come quella più puramente francese.

Eppure, eccoci qui in compagnia di Xavier Peugeot, pro-pro-pro-pro-pronipote del capostipite Jean-Pierre Peugeot e pro-pronipote di Eugéne – che fondò Peugeot come costruttrice di auto e biciclette insieme a suo cugino Armand. Ci troviamo nel santuario di Citroën, luogo che conserva la più grande collezione di auto del “double Chevron” al mondo.

Xavier Peugeot, 53 anni, è effettivamente un uomo di casa. È infatti il direttore della pianificazione di produzione di Citroën, dopo una lunga carriera al servizio della compagnia di famiglia. Tanto per capire quanto sono cambiati i tempi, il suo capo, ovvero il CEO di Citroën Linda Jackson, è una lady inglese. Quant’è cambiata Citroën negli anni! Chi l’avrebbe mai detto, all’epoca, che la casa automobilistica che incarnava l’essenza francese sarebbe finita nelle mani di un Peugeot e di una mademoiselle anglaise?

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Nel corso degli anni abbiamo anche assistito a un comportamento non sempre accomodante di Peugeot verso Citroën. C’è stato un periodo, fra gli anni 80 e 90, in cui Citroën è stata castrata. Ricordo che, all’epoca, visitai il loro dipartimento del design. Vecchi disegni di 2CV e di altre auto storiche del marchio venivano accantonati o direttamente distrutti; la storia stessa della compagnia era in fase di smantellamento. Poco dopo, Citroën divenne semplicemente il marchio a basso budget del gruppo. Auto tristi come la ZX e la Saxo non sono state altro che versioni più economiche e dozzinali delle Peugeot.

Saranno stati giorni bui al Boulevard André Citroën, luogo dove sorgeva una delle più grandi fabbriche di Citroën, poco fuori Parigi, costruita nel 1973 per produrre (l’ottima, pre-Peugeot) CX. Oggi la fabbrica Aulnay-souls-Bois ha chiuso i battenti. Anche il terreno è stato venduto. In quella che una volta era la linea di assemblaggio della CX, ci sono più di 300 Citroën storiche, un segno di benvenuto di come, oggi, Peugeot voglia valorizzare una delle gemme della sua fiorente corona di case automobilistiche (fra cui, di recente, si è aggiunta anche Opel/Vauxhall).

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