Giant Test Limo

Alcune persone ritengono che il lusso sia l’opposto della povertà”, ha detto una volta Coco Chanel.

“Non è così. È l’opposto della volgarità”.

Spunto di riflessione, questo. Perché è la Germania che si ritiene abbia conquistato il mercato delle auto di lusso (Rolls e Bentley a parte, ovviamente. Oh, aspettate…). Questa è la stessa nazione famosa per i suoi cappotti sportivi di tonalità del tutto discutibili, la crescita sfrenata delle arvicole e l’uso sfacciato degli slip da mare in pubblico. Buttateci in mezzo un fiorente mercato cinese, dove sia le limousine a quattro porte sia l’eccessivo sfarzo continuano a dimostrarsi la moda, ed è interessante notare come – nel contesto di una Audi A8 nuova di zecca di quarta generazione, una Mercedes Classe S di sesta generazione riprogettata a fondo, e una BMW Serie 7 del 2015 di sesta generazione – il trittico tedesco amato da tutti sia riuscito a frenare se stesso. L’Audi A8L 50 TDI quattro, la BMW 740Ld xDrive Luxury e la Mercedes-Benz S350d L Premium Plus sono tutte auto da oltre 100.000 Euro. O almeno dovrebbero esserlo. I prezzi di listino di 93.800, 87.000 e 94.220 Euro mi sembrano irrilevanti se qui devono salire rispettivamente a 101.100, 115.850 e 107.040 Euro, al fine di soddisfare le aspettative.

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Sicuramente, quando si raggiunge questa fascia di prezzo, ci si dovrebbe aspettare di trovare una limousine a interasse lungo completamente equipaggiata, con ogni tipo di gadget e accesseori già inclusi nel prezzo richiesto. Dopotutto, chi vuole una banana split senza ciliegie o uno spruzzo di panna? Chi vuole che gli venga indicata un’amaca su un superyacht perché il proprietario non ha abbastanza spazio sottocoperta e non può permettersi che una coppia di diesel marini?

Quindi, come dovrebbe essere una berlina così costosa? Come si traducono 100.000 Euro in metallo pressato? La risposta, naturalmente, è che – a meno che non si voglia incorrere nell’ira della signora Chanel – non si può.

Come ogni progettista di automobili vi dirà, l’unico indizio che possa dare un’idea dall’esterno delle meraviglie tecnologiche in agguato all’interno sono i gruppi ottici. Bel lavoro anche perché, ogni notte le Mercedes Classe S in giro per le strade sono più numerose delle api attorno ad un favo di miele. E sono tutte nere.

L’unico accenno di eccesso in evidenza, quindi, e l’unico modo per distinguere il modello nuovo da quello precedente, è nei fari a trittico della nuova Classe S, che permetterebbero di individuare il modello tra tutte le altre Mercedes anche al buio completo; la Classe S ora mette in mostra tre gruppi di LED, la Classe E due e la Classe C uno. Conosciamo bene la Serie 7 che è stata in giro per un po’, un’auto in gran parte attraente con alcuni inutili ghirigori aggiunti qua e là. Ma, per una profusione di gingilli ed il ritorno delle cromature, dobbiamo guardare alla nuova A8 che, in risposta alle lusinghe del mercato cinese, le ha abbracciate con tutto il cuore.

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Mentre i passaruota bombati rimasti, retaggio dei Rally, sono un bel tocco che aggiunge una deliziosa spavalderia ai fianchi dell’Audi, l’utilizzo di così tanto metallo brillante non lo è. Il dettaglio del paraurti posteriore inferiore è un disastro, e la griglia frontale si è, um, evoluta da una bambola gonfiabile con rossetto cromato nella stessa bambola con l’aggiunta di un apparecchio per i denti che potrebbe portare un adolescente.

Anche l’Audi ha un’illuminazione fantastica grazie a dei fari dal design complesso, purtroppo sminuiti da delle stravaganti luci posteriori che si spengono al momento dello spegnimento come sottili flussi di lava che vengono simultaneamente risucchiati nella montagna. Lumiere avec pas de son… Salendo sulla A8, mi viene in mente un discorso di nozze fatto da un amico, che iniziava con una vecchia battuta: “Porta tua moglie fuori a cena una volta al mese, comprale fiori una volta alla settimana e fai l’amore con lei ogni giorno… dopodichè non credo che ti potrai ancora permettere il giornale”.

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