Dacia Duster

Il nuovo Duster mi piace, veramente. L’evoluzione stilistica l’ha reso più moderno ma anche decisamente più rifinito, ben lontano dal primo modello che definire spartano è poco. Il look aggiornato comprende nuovi fari LED anteriori e posteriori, e proporzioni solo lievemente modificate per rendere la silhouette più filante senza snaturare il DNA Duster, che si ritrova nella sua completezza anche all’interno. Dentro, infatti, nonostante le numerose novità tra cui un nuovo climatizzatore digitale, il sistema di infotainment aggiornato e nuovi materiali, si ritrova quella praticità che da sempre contraddistingue il SUV Dacia. Un esempio sono i tappetini in gomma, che se anche per molti potrebbero sembrare una sciocchezza, in realtà fanno capire l’idea dietro alla creazione di quest’auto. Il Duster è fatto per affrontare qualsiasi tipo di situazione e di fondo stradale e lo fa, tanto nella sua variante a quattro ruote motrici, quanto in quella più cittadina a trazione anteriore – che tra l’altro funziona comunque molto bene e consuma meno.

Pur con il cambio manuale, il nuovo Duster si è rivelato un buon compagno per la vita di tutti i giorni. Spazioso, pratico e con quella posizione di guida rialzata che dà sicurezza. L’assetto studiato per il fuoristrada digerisce bene tombini e buche, e se non si esagera riesce anche a contenere con relativa facilità i movimenti della scocca una volta lontano dai palazzi. Optional come la retrocamera – prima una vera e propria utopia – si rivelano in realtà azzeccati per la città, e un must have su un’auto di queste dimensioni. Promosso a pieni voti, quindi? 9,5 su 10, senza pensarci un attimo.

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A proposito dell'autore

Umberto Circi

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