Honda Civic Type R vs Ford Focus RS vs BMW M140i vs Seat Leon Cupra 300

La type R va alla Guerra

La Civic Type R più selvaggia e stravagante di sempre affronta un’orda di rivali tanto diverse quanto prestanti.

Honda, negli ultimi anni, si è fatta un po’ la reputazione di perdigiorno. Basta guardare allo stato del suo programma motori di Formula 1, o tutto il tempo che c’è voluto perché l’attuale NSX vedesse finalmente la luce del giorno. O anche a quanto tempo ci ha fatto aspettare per una Type R che coronasse la generazione precedente di Civic.
Ma non ha perso tempo di recente. Pochi mesi dopo il lancio della decima generazione della Civic, – boom! – ecco la nuova Type R, su strada, a fare i conti con tre avversarie meravigliosamente diverse, ma tutte felicemente parte della famiglia delle due volumi. Presumibilmente, il fatto che il motore turbo da 2.0 litri sia un’evoluzione del precedente, piuttosto che qualcosa costruito da zero, ha aiutato il processo di sviluppo, ma si percepisce anche che quest’auto è stata forgiata da un’Honda che è determinata a dimostrare qualcosa. Il calore necessario al processo può anche spiegare l’aspetto leggermente fuso del paraurti posteriore.
Ancora, con 320 cv, 400 Nm, più una carrozzeria che è 16kg più leggera e del 37% più rigida rispetto a prima – ideale per sfruttare gli ammortizzatori adattivi ora a tre stadi – non è un’auto con cui scherzare. Fortunatamente, al giorno d’oggi, non è troppo difficile radunare una concorrenza abbastanza serrata per questa automobile, con la BMW M140i, la Ford Focus RS e la Seat Leon Cupra 300, ciascuna che vanta orgogliosamente non solo un sacco di potenza, ma anche molte altre virtù.
Sarete perdonati per aver pensato che il loro ordine di arrivo fosse una conclusione scontata, ma con alcune differenze nelle specifiche e l’arrivo della Type R che getta tutto il settore in un profondo sollievo, onestamente, niente è sicuro.
Ma perché è una due volumi per voi? Possiamo descrivere la categoria come l’insieme di qualsiasi vettura famigliare compatta con un motore grande e un telaio riaggiustato, oppure la definizione dovrebbe essere più precisa di così? Una due volumi vera e propria ha delle caratteristiche di guida particolari? Il suo aspetto dovrebbe essere sobrio per amore di discrezione, oppure essere sfacciato e andarne fiera?
Senza lasciare nulla al caso, abbiamo voluto chiarire tutti i dubbi mettendo a confronto la Honda con tre contendenti che non solo coprono lo spettro della trazione anteriore, posteriore ed integrale, ma hanno anche caratteri molto diversi.

La Focus, ad esempio, è l’auto da cui vostra madre vi ha messo in guardia – quella che vi farà cacciare nei guai. È dai tempi d’oro della Mitsubishi Evo che un tale livello di prestazioni non si ritrova in un modello di automobile così comune. Mentre il 2,3 litri da 350 cv è il motore più potente qui, è lo straordinario sistema a trazione integrale, con le ruote posteriori a frizione individuale, che trasforma una delle auto più comuni in una vera e propria ammazza-giganti.
Questo non ha impedito di perdere terreno nei confronti dell’ultima M140i a trazione posteriore. Ma non tutte le M140i sono uguali: la BMW in prova oggi non ha il cambio automatico sportivo a otto rapporti e le sospensioni M adattive – è terra terra, con il suo tosto cambio standard a sei rapporti e gli ammortizzatori convenzionali. Se non fosse per le pinze dei freni Blue Sport M e i dettagli in grigio Ferric, passerebbe per una normale Serie 1. È di gran lunga la scelta più matura di questo gruppo, da guidare e da guardare. Dopo pochi chilometri al volante mi trovo a chiedermi: uno si compra una macchina come questa perché vuole una due volumi, o perché vuole una piccola BMW? Forse è una distinzione dubbia.
Certamente è un’automobile che spicca, mentre la Seat sembra intenzionata a confondersi con l’ambiente circostante. Questa Leon poggia su ruote da 18 pollici e indossa una vernice “speciale” Desire Red del valore di circa 700 Euro, tuttavia non brilla per personalità.Ma la mancanza di fuochi d’artificio è uno strumento che ha un effetto tremendo, tuttavia, perché è comunque un’auto di famiglia incredibilmente veloce, in grado di sconvolgere gran parte del paesaggio automobilistico prima che qualcuno ne abbia addirittura notata la presenza. Se preferite mantenere un basso profilo, quest’auto fa al caso vostro.

Il che ci riporta alla nuova arrivata. La Type R rende piuttosto esplicite le sue intenzioni, segnalandole col neon, suonando il clacson e poi creando scompiglio ovunque. È un bell’equilibrio tra il fare colpo e il provarci troppo, e temo che la Honda debba rivedere un minimo le sue priorità. È una massa confusa di pseudo-fibra di carbonio e plastica incollata; l’unica cosa più ridicola del numero di prese d’aria sulla carrozzeria è che la maggior parte di esse non paiono funzionali.
I progettisti sembrano aver ricevuto indicazioni da più sorgenti diverse – gli scarichi tripli e il ridicolo alettone posteriore potrebbero quasi essere un omaggio alla Ferrari F40, ma nel complesso sembra un incrocio tra un fumetto ed i Transformers. Se la Type R si rivelasse un robot parlante in incognito, sospetto che nessuno ne sarebbe sorpreso; diavolo, fa già la parte parlante comunque, con una voce femminile incorporea leggermente severa che mormora dal cruscotto nel caso dimenticaste scioccamente di allacciare la cintura di sicurezza o di non rilasciare il freno a mano elettronico.

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