L’automobile definitiva: questo è quanto vi promette l’azienda tedesca, ovvero le fondamenta stesse dell’ingegneria, del marketing e del fascino BMW sin dagli anni ‘70. Ma che ne sarà di questo marchio quando la norma saranno le auto a guida autonoma? È una domanda che minaccia l’esistenza stessa di BMW.  Questa concept car, la BMW Vision Next 100, è un tentativo di rispondere a tale quesito. Presentata a Monaco di Baviera il giorno del 100° compleanno dell’azienda, è un esempio di come BMW prevede che saranno le automobili tra circa 30 anni. E quando una società con la lungimiranza di BMW, che ha capeggiato il boom dei SUV, introdotto lo stop/start con Efficient Dynamics, abbracciato la connettività e l’e-mobility con la i3 e la i8, sostenuto le piccole vetture premium con la Mini, dà un assaggio del futuro, vale la pena di prenderne nota. Ecco a voi sei notizie che abbiamo messo in valigia al ritorno da Monaco.

  1. A differenza di quelle futuristiche capsule di trasporto, la BMW Vision ha un volante, anche se assomiglia più ad un espansore pettorale piuttosto che all’oggetto circolare di oggi. Il messaggio è chiaro: gli appassionati di auto del 2046 potranno ancora guidare ogniqualvolta lo vorranno, ad esempio lungo i tornanti di un passo alpino.  La svolta è che BMW considera la macchina in grado di fornire assistenza per una guida migliore. Immaginate il parabrezza come un grande display a sovrimpressione, che visualizzerà traiettoria e velocità ottimali per effettuare un curva. Potrebbe suggerire di stare a cavallo della linea centrale per mantenere velocità, perché la connettività cloud consente alla macchina di avere visibilità oltre la curva per accertarsi che non ci sia traffico in senso contrario. BMW la chiama modalità di guida ‘potenziata’. “Connettività, digitalizzazione e guida autonoma/semi-autonoma ci danno la possibilità di rafforzare uno dei principali punti fermi degli ultimi 100 anni: avere il conducente al centro di tutto”, dice Karim Habib, responsabile del design di BMW. “Pensiamo di poter rendere la guida della macchina indipendente dall’autista. È disponibile una funzione co-pilota per aiutarvi a prendere meglio le curve e godere al massimo dell’esperienza di guida”.  Naturalmente ci sono delle ovvie problematiche: essere in grado di vedere le auto nascoste oltre le curve richiede che tutti i dispositivi siano connessi. E se le macchine autonome si dimostrassero più affidabili degli esseri umani, i legislatori finirebbero per bollarci come l’anello più debole? “La guida automatizzata sarà obbligatoria in alcune zone di traffico?”. Chiede Adrian van Hooydonk. “Non lo sappiamo. Tutto quello che sappiamo è che faremo meglio ad essere tecnologicamente preparati. Ma crediamo che la mobilità individuale dovrebbe essere una scelta”.

  2. Questa BMW potrà anche guardare avanti di 30 anni, ma in un certo qual modo ci riporta indietro agli anni ‘30: vediamo ad esempio le sue ruote affusolate. Questa è la caratteristica più evidente della vettura, quei quattro piatti concavi ad ogni angolo, che ricordano un po’ l’argilla filata in un tornio da vasaio; occhio e cervello così si scollegano, abituati come sono ad osservare l’onnipresente cerchio di gomma che racchiude la ruota in lega. Come sterzano quindi le ruote anteriori? La ruota e la sua copertura sono fisicamente collegate, e non appena lo sterzo gira, la carrozzeria del passaruota si allunga un poco per garantire spazio sufficiente al pneumatico che gira. “Ci sono due punti di collegamento, nella parte anteriore e posteriore della ruota, e quando le ruote girano, la superficie si muove con esse”, spiega Karim Habib. “Non c’è alcun materiale flessibile: sono come i pezzi di un puzzle 3D che scorrono l’un sull’altro”. BMW ha chiamato questa funzione Alive Geometry, un termine che si applica anche al display a sovrimpressione attivo ed al cruscotto mutaforma. Senza alcuna necessità di alimentare d’aria il motore, la griglia anteriore può essere chiusa, ed anche una sezione della parte posteriore si estende per ottimizzare il flusso d’aria. Il risultato è un conclamato coefficiente di resistenza di 0,18, un record mondiale. Questo dovrebbe aiutare a tirare avanti alcuni chilometri elettrici in più: quali saranno i consumi e quali i tempi di ricarica nel 2046?

     

  3. L’abitacolo della BMW Vision è più minimalista della biancheria intima di uno scozzese. Non c’è alcun pulsante o quadrante, e quell’esperienza fisica, analogica, sarà storia nel giro di tre decenni, sostiene Holger Hampf, responsabile del reparto experience design; un incarico che fa molto Silicon Valley. “Volevamo allontanarci dall’interazione diretta. Abbiamo ridotto l’interno al minimo, sbarazzandoci di punti di interazione fisica, in particolare dei display. Al giorno d’oggi si fa a gara a chi ha gli schermi più grandi, con la risoluzione migliore. In futuro, tutto questo potrebbe sparire”. Tutto questo grazie ai sistemi di controllo emergenti. L’utilizzo dei gesti è ancora alle prime armi, sta muovendo i primi passi con l’ultima Serie 7, ed è probabilmente più semplice comunicare tramite il linguaggio di clic degli indigeni San del sud Africa che utilizzare il controllo vocale in-car senza scoraggiarsi. Ma entro il 2046 entrambi i sistemi dovrebbero essere infallibili. Questa vettura comunica anche col pilota stesso, grazie ad una seconda applicazione della Alive Geometry: 800 piccoli indicatori a triangolo sparsi su tutto il cruscotto. A riposo si percepiscono a malapena, ma se i sensori della vettura individuano un pericolo tali triangoli si muoveranno verso l’alto, rivelando superfici rosse in precedenza nascoste. Questo crea una sorta di onda rossa che si propaga attraverso il cruscotto, nella direzione del pericolo. BMW cita l’esempio di un corriere in bicicletta, la cui presenza a destra è segnalata da un impulso dei triangoli Alive Geometry sul lato destro. Se poi il corriere scompare alla vista dietro un camion parcheggiato, la BMW Vision avrà calcolato la sua traiettoria e velocità, continuando a segnalarne la probabile ricomparsa sul vostro percorso tramite il cruscotto animato. “Senza segnali acustici aggressivi o spie, possiamo modificare la geometria del cruscotto per dare un avvertimento discreto che qualcosa potrebbe accadere nei prossimi secondi”, dice Hampf. L’abitacolo è veramente pulito e spazioso, libero dal disordine di interruttori e intrusioni fisiche, fra cui ad esempio il tunnel di trasmissione. I materiali sono completamente riciclabili, e la BMW Vision si schiera contro l’utilizzo di pelle bovina: i sedili sono rivestiti in alcantara e cashmere piuttosto che in pelle. A differenza del concept futuristico della Mercedes F015, la BMW Vision non è dotata di sedili girevoli per promuovere l’interazione sociale, dato che una tale dotazione richiederebbe un veicolo molto più grande. I sedili della BMW sono stati progettati per farvi rilassare: i bordi sono di schiuma più morbida, e si combinano con i contorni delle porte per creare una comoda posizione reclinata. Ma non si possono voltare le spalle alla strada. Una dichiarazione che sottolinea l’aspirazione di BMW di consentire agli automobilisti, e alla società, di restare in controllo del proprio destino, in prima linea nella rivoluzione tecnologica delle automobili.

  4. L’alternativa alla modalità potenziata è la modalità ‘facile’. Il volante si ritrae nel cruscotto e il veicolo diventa completamente autonomo, anche se il controllo della guida può essere riportato al guidatore in 5 secondi per soddisfare i requisiti di legge. BMW crede che sia importante dire al mondo esterno che la macchina si stia guidando da sé, e ad indicarlo fisicamente c’è un cristallo a forma di diamante che sale dal cruscotto, così che il suo bagliore sia visibile nel parabrezza. Reminiscenze dell’occhio rosso rotante di K.I.T.T. in Knight Rider, anche se il cristallo di BMW diventa verde, a comunicare che i pedoni possono utilizzare l’attraversamento pedonale in sicurezza, per esempio. Che cosa fa il conducente mentre il pilota virtuale fa il suo dovere? Il team di Van Hooydonk lo immagina partecipare ad una videoconferenza per revisionare gli ultimi design sul display del parabrezza: non c’è davvero alcun momento morto quando devi necessariamente stare un passo avanti all’estinzione tecnologica. 

  5. È parte auto, parte gelatina di bronzo fusa. La BMW Vision ricorda una berlina familiare a tre volumi, con il labbro posteriore che accenna a un bagagliaio e il cofano che suggerisce la configurazione a carrozza stabilita all’alba dell’era delle automobili. Ma BMW l’ha riconvertita in una ‘quasi-monovolume’ a forma di lacrima, secondo Karim Habib. Questo consente di aumentare il volume della cabina in entrambe le direzioni: l’intenzione è di ricreare le dimensioni di una Serie 5 con lo spazio interno di una Serie 7. Segnali del marchio BMW sono visibili, come ad esempio i quattro fari e la doppia griglia, seppur sovvertiti. Così i fari arrotondati di oggi cedono il passo a quattro barre luminose minimaliste, e la doppia griglia non è per il raffreddamento del motore, bensì alloggia i sensori che permettono alla vettura di decodificare l’ambiente circostante. “Sarà molto dinamica e molto veloce, la limousine del futuro potrebbe essere anche più veloce di quella odierna. Ciò può essere realizzato con molti sistemi di propulsione diversi”, dice Adrian van Hooydonk. “Tutti noi speriamo solo che sarà in grado di fornire le giuste sensazioni di guida nel futuro”.

  6. I designer di automobili d’oggi sono cresciuti facendo schizzi di Supercar cuneiformi su ruote di dimensioni planetarie. Paradossalmente però, il marchio di questa vettura non ha venduto una Supercar pura sin dagli anni ‘70, e la silhouette più simile nella sua attuale gamma è un esemplare con motore ibrido plug-in a tre-cilindri. Il che riassume il modo in cui il mondo dell’auto sta cambiando, e l’uomo incaricato di immaginare il futuro di BMW è il vice presidente del gruppo progettazione, Adrian van Hooydonk. “In passato ci avete chiesto ‘la i8 è solo un’attrazione secondaria: cosa succede nel cuore del marchio?’ Qui abbiamo deciso di attaccare il nucleo stesso, una limousine sportiva, per mettervi dentro tutto quello che abbiamo imparato più un paio di cose che, per ora, abbiamo solamente immaginato. Spero che fra 30 anni non mi ritroverò a ridere di tutto questo. Il design è pulito e piacevole, credo che possa resistere alla prova del tempo”. Nel 2046, van Hooydonk avrà 82 anni, cinque anni in più di quanti ne ha ora l’immortale Giugiaro. Siamo sicuri che, entro quella data, l’olandese saprà quale sarà la propulsione alternativa dominante ed avrà già vissuto l’anno della svolta delle macchine autonome. “Crediamo che possa diventare una realtà entro 15 anni. Avranno tutti ancora voglia di guidare allora? Probabilmente no. Ma il marchio BMW si propone di soddisfare le esigenze delle persone che amano guidare, e questo è il motivo per cui siamo stati inflessibili sul fatto che questa concept car avrebbe dovuto avere un volante”. Il sobrio direttore si aspetta che il design degli interni diventi più importante e creativo nel momento in cui l’autonomia porterà l’attenzione del guidatore da fuori all’interno dell’auto, e che la potenza di calcolo futura dovrebbe consentire automobili muta-forma, come nel caso della Alive Geometry delle ruote. “Abbiamo fatto del nostro meglio per immaginare ciò che il futuro porterà. Non siamo in grado di prevederlo, ma possiamo prendere una posizione. BMW crede che questo sia molto importante: cercare di plasmare il futuro, prima che sia lui a plasmare noi”.1178_wh_bmw_front_02b_rgb

    Phil McNamara

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