BMW Super Coupé

Laguna Seca è un posto fantastico. Innanzitutto si trova in California, a seconda di dove la si guarda, può risultare desertica o verde, ricca o povera, spaziosa e vuota ma anche ristretta ed affollata. Laguna stessa vive su un’ex conca di un lago prosciugato in cima a una montagna coperta di cicatrici, situata fra le colline della contea di Monterey, 190 km a Sud di San Francisco. In una giornata limpida, il paesaggio sembra quello di un souvenir a mo’ di sfera innevata, con l’oceano che brilla nell’orizzonte. Al centro di tutto ciò troviamo l’asfalto. Laguna è un microcosmo della variabilità Californiana: sa essere veloce o lenta, bella o brutta, facile o difficile. Questo dualismo prosegue anche quando mi presento lì a bordo di una BMW 3.0 CSL Gruppo 4 da 430 cv del 1975 per gareggiare nell’edizione 2018 del Monterey Rolex Motorsports Reunion, ovvero la gara di auto storiche più prestigiosa d’America, e un errore di comunicazione interno mi porta sulla griglia di partenza con due pneumatici slick freschi di fabbrica davanti ma con le due ruote posteriori che calzano gomme finite. Beh, in teoria la situazione sarebbe terribile. In realtà non lo è affatto.

ACT_0434_0706_HR

La CSL che guido è di proprietà di BMW North America. Un delegato di BMW mi comunica che la Reunion è anche un’esibizione, almeno in parte. Mi dice di guidare in modo sicuro, ricordandomi del valore dell’auto, ma senza disdegnare, quando possibile, di dare un po’ spettacolo. Insomma, mi ritrovo sulla falsa griglia di partenza prima delle qualificazioni e mi guardo intorno. Interasse lungo, linea di cintura interminabile, sedili montati talmente in alto che potrei vedere la contea più lontana. Un primo giro di cortesia mi fa capire che l’auto è piuttosto amichevole, quindi decido di darci dentro col mio spettacolino da baraccone. Via di acceleratore, mani agili, entrate anticipate in curva e apici lunghi e slittanti. La BMW è drammatica, gloriosa e tuonante come una bomba; un concerto in marcia. Mi immagino che i tempi che sto facendo segnare siano vergognosamente lunghi, ma l’auto è assolutamente amichevole ed è veramente bella da vedere mentre slitta. La cosa più importante, comunque, è che non avverto l’ombra del minimo pericolo: quindi, perché no?

ACT_0434_0944_HR

Trenta minuti dopo qualcuno arriva a comunicarmi i tempi. La BMW si ritrova sulla griglia in sesta posizione generale. Fra le 50 vetture IMSA della Reunion, risulta l’auto più veloce fra tutte quelle senza turbo, piazzandosi dietro a quattro 935 ed una Dekon Monza. A quanto pare, a una CSL del Gruppo 4 non gliene frega niente di avere poco grip al posteriore, visto che difficilmente può venirti voglia di qualcosa che non hai mai avuto fin dall’inizio. Il telaio della CSL, notoriamente flessibile, venne costruito da Karmann, una compagnia che negli anni ’70 aveva tanta attenzione ai dettagli quanto un’orda di gattini affamati. Gli ammortizzatori sembra siano stati strappati via da un materasso scassato. È goffa ma in modo divertente, dotata di uno sterzo glacialmente lento e di un telaio compromesso ma che non infastidisce più di tanto; il tutto è finalizzato da un motore potentissimo; la vecchia BMW ci aveva dato veramente dentro.

ACT_0434_9166_HR

Ma tutto ha un suo senso. La CSL 3.0 che correva fra il 1972 e il 1975 è stata la prima macchina ad essere stata sviluppata dalla filiale Motorsport GmbH M di BMW. Il nome sta per Coupe Sport Leicht, che, in pratica, definiva una versione ultraleggera in alluminio della CS (E9) coupé degli anni 1968-1975. Le specifiche cambiavano a seconda degli optionals, dei mercati e degli anni, ma all’apice della sua forma queste auto subivano una dieta che prevedeva la perdita di componenti superflui montando vetri in plexiglass, in modo da scendere di 200kg dalla CS 3.0 normale. Come ciliegina sulla torta, aveva anche un pacchetto di omologazione che includeva uno spoiler sul tetto e un ampio alettone posteriore rinforzato sul bagagliaio, che venne piazzato lì in un secondo momento. Un qualche fan del Motorsport, o un giornalista particolarmente ispirato, decisero di soprannominarla Batmobile, e da allora quel nome le restò impresso a fuoco.

Leggi l’articolo completo sul numero 104

CAR lo trovi IN TUTTE LE EDICOLE della tua città e in edizione digitale su pocketmags.com

 

A proposito dell'autore

Redazione

Post correlati