Le pazze avventure della Serie 5 in Marocco

L’85% delle BMW Serie 5 vendute saranno delle 520d, che poi faranno migliaia di normalissimi viaggi in autostrada. Per compensare, ne abbiamo fatto uno in Nord Africa, dove l’inconsueto è la norma.

La Mercedes w123 anni ’70 sputa fuliggine nera quando è in forte accelerazione, e come la strada serpeggia a sinistra e destra lungo le pendici dei monti del Marocco e le sospensioni si stirano e si comprimono, il fondo delle sue gomme sottili si infila ritmicamente sotto la macchina come una fisarmonica strizzata. Sto guidando la nuova BMW 520d xDrive, e, imbarazzante, non riesco a superarla.
Un’altra W123 mi segue, con tutta la sua elettronica difettosa e i fari stroboscopici, e, ancor più imbarazzante, in quei momenti in cui non oserei sorpassare, il suo conducente si porta al mio fianco, con un sorriso e una piccola borsa piena di roba marrone penzoloni tra l’indice e il pollice, come se cercasse di attirare un gatto in casa.
In un primo momento la sua stranezza è divertente in un certo qual modo, ma dopo 30 minuti che il nostro fotografo Richard Pardon mormora un no grazie attraverso il finestrino della nostra auto, targa inglese, una BMW che non passa inosservata, il dubbio ci viene. Sicuramente non ci stanno seguendo fin qui solo per venderci dell’erba.
Purtroppo per i locali di Issaguen, non abbiamo portato in Marocco una nuova BMW 520d xDrive per riempirne il bagagliaio da 530 litri – 10 litri in più rispetto alla versione precedente, fanno notare i contrabbandieri – con delle droghe. Siamo qui perché abbiamo già guidato altre varianti della nuova Serie 5 di settima generazione, coprendo però distanze relativamente brevi e mai guidato una 520d turbodiesel quattro cilindri, decano delle flotte. Si merita un viaggio più lungo.
Abbiamo in programma di guidare fino a Marrakesh per sei ore, neanche fossimo un corriere che va di fretta, per poi addentrarci nelle montagne dell’Atlante per vedere se c’è qualcosa di anche lontanamente al top in una macchina una volta famosa per i suoi docili sei cilindri e la trazione posteriore che adesso è più probabile abbia un quattro cilindri ad accensione spontanea sotto il cofano e un 40% di probabilità di avere la trazione integrale, cosa che la nostra auto ha. E se riusciamo a fare qualche buono scatto e mangiare del couscous lungo la strada, beh, meglio.
Ritiriamo la nostra 520d dopo la presentazione alla stampa a Malaga. Nel parcheggio dell’aeroporto, la generazione G30 è affascinante e sembra molto più costosa di quanto dovrebbe una macchina che parte da 50.800 Euro. Le analogie con la Serie 3 e la Serie 7 sono sorprendenti, con i fari che estendono fino alle griglie gigantesche, come se la vecchia macchina indossasse un travestimento occhiali e naso alla Groucho Marx.
La nostra auto è equipaggiata con il pacchetto M Sport e la trazione integrale xDrive, oltre ad un’abbondante scelta di optional. Abbiamo anche il pacchetto Technology, con una chiave che mostra l’autonomia residua ma entra a malapena in tasca, e il Gesture Control, che aumenta/diminuisce il volume con il movimento di un dito, ma è difficile da manovrare con precisione ed è facile assordare accidentalmente tutti i passeggeri mentre si cerca di far notare che la persona nell’auto di fianco a voi è mentalmente instabile.
Novanta minuti volano via sull’autostrada AP-7, gli ammortizzatori adattivi e le gomme da 19” danno una sofficità quasi pneumatica alle sospensioni a molla, solo occasionalmente guastata dalle piccole imperfezioni di una superficie altrimenti liscia.
Dal nostro hotel vicino al porto, ci affacciamo sul Canale di Gibilterra che separa l’Europa dall’Africa e vede 100.000 navi passare ogni anno attraverso il suo stretto tra il Mediterraneo e l’Atlantico. Stasera, il mare ribolle e gli uccelli sfrecciano caoticamente come dei caccia Spitfire, prime avvisaglie della perturbazione Doris che si fa strada; la nostra traversata delle 21:30 del lunedì sera è stata annullata, così anche quella delle 5:30 del mattino successivo. Il martedì ci dà tutto il tempo di contemplare l’ironia di due europei impossibilitati ad attraversare il Mediterraneo su una barca per l’Africa.

Infine, la traversata delle 5:30 del mercoledì ottiene il via libera, ma l’orario di partenza viene e va senza spiegazione, e quando saliamo a bordo di un traghetto paurosamente vuoto e un po’ malandato che pubblicizza la pesca in Nova Scotia, sono passate ore. Siamo ancora in Europa, ma già le certezze e l’urgenza che il tempo è denaro, che noi diamo per scontata, sembra essere sparita; non resta che adattarsi.
Mentre i marocchini spiegano le stuoie, pregano e poi si rannicchiano a dormire sul pavimento, restiamo sul ponte a guardare l’Europa allontanarsi, e sottili raggi di sole fanno capolino tra le nuvole davanti a noi, illuminando le ripide colline verdi e – come ci avviciniamo al porto – le insegne in arabo, e le turbine eoliche e le gru e i serbatoi di stoccaggio di petrolio che suggeriscono una certa vivacità economica a riva.
C’è una sensazione di transizione tra due mondi diversi stranamente euforica, che non si riesce quasi mai a percepire quando si viaggia in aereo. Poi altri 40 minuti passano alla dogana quando scoccano le 11:00, ed i nostri piani, infine, implodono. Il sud di Marrakech è ormai troppo lontano, ma il ghirigoro di strade lungo la costa nord-orientale del Marocco risalta sulla mappa; si passa al piano B.
Le strade sono immediatamente promettenti, ma incontriamo subito il primo di molti posti di blocco della polizia, e il traffico serpeggia tranquillamente, così mi sistemo ad una andatura dolce. È adatta alla potenza della 520d, con gli agili picchi della sua furtiva coppia.
Con 190 cv e 400 Nm il nuovo modello non è più scattante di prima, ma c’è un guadagno nell’efficienza di per 22,2 km/l dichiarati e 119g/km di CO2. Questo è in parte dovuto al fatto che la 520d è ora 70kg più leggera, pur essendo 36 millimetri più lunga per un totale di 4.935 millimetri, anche se non condivide la struttura in fibra di carbonio della Serie 7: è in familiare alluminio e acciaio con un’infarinatura di magnesio.
L’ultimo modello non era piccolo, ma questa è una vettura dagli spazi generosi e dà la sensazione di un’auto di lusso di alta qualità: il cruscotto è ordinato e ben organizzato, e i sedili comodi, con appoggio ribassato, sono particolarmente soddisfacenti.
I nerd ne saranno contenti, con un pannello strumenti digitale da 12,3 pollici bello nitido – notare che i giri e la velocità sono ancora visualizzati fisicamente entro quadranti ad arco in metallo – e un “Sistema Professionale di Navigazione Multimediale” di serie su tutta la gamma. Questo dispone di uno schermo da 10,25 pollici, ma non ha le mappe dell’Africa.
Facciamo un po’ i pignoli sui controlli rotativi e i tasti di plastica che tremano un po’ al fianco di fratelli in nero lucido, ma sarei felice di guidare per migliaia di chilometri qui.
A Tetouan ci immettiamo sulla N16 costiera, lasciando la maggior parte del traffico a seguire un altro percorso diretto verso l’interno. È una strada fantastica che si snoda lungo profili erosi dal tempo in terza e quarta marcia, curva correndo sopra strapiombi sul mare e si incanala attraverso colline scolpite in una sequenza sinistra/destra apparentemente senza fine; al confronto la Highway 1 negli Stati Uniti sembra una giostra per bambini.
Si va in curva con le sospensioni cariche, percependo il drammatico aumento della resistenza dello sterzo, sapendo che se hai fatto un errore, probabilmente l’hai fatto un secondo fa con la velocità di ingresso e ne pagherai il prezzo tra un secondo o giù di lì. A volte si incontra una Mercedes molto più lenta – quasi tutte le auto in Marocco sono Mercedes o Renault/Dacia – o un improvviso tratto di strada sterrata per lavori stradali, quindi è meglio non farsi trascinare troppo. Almeno abbiamo l’xDrive che ci aiuta.
Il sistema divide tipicamente la coppia 40/60% anteriore-posteriore, ma è in grado di inviarne il 100% ad entrambe le estremità. Su queste curve veloci e scorrevoli e con un modesto impegno, raramente la sento funzionare. Sembra solo che abbia la trazione posteriore, e questa è l’idea. Ma non ho ancora tirato fuori grosse sensazioni o divertimento dalla Serie 5; c’è poca consistenza nello sterzo, i cambi di marcia sono rapidi ma così fluidi che si perde la percezione della meccanica, e il motore a quattro cilindri strappa e geme, anche se si va poco fuori del suo optimum di 1.500-3.000 giri al minuto. Ben fatta e capace, sì. Emozionante? Non tanto.
Poi cala una fitta coltre di nebbia, abbassando la visibilità fino a forse 20 metri; non possiamo guidare troppo velocemente né possiamo scattare foto, così prendiamo una scorciatoia sulla P4115 che porta alla destinazione finale di stasera, Fes.
La strada interna è più stretta e i venti più forti sulle montagne con quello che sembra essere un enorme passo fuori da un versante. Ci giriamo intorno, qualche Mercedes anni ‘70 di tanto in tanto sbuca fuori verso di noi dal buio, a luci spente, come fantasmi; o, nel mezzo del nulla, appare un uomo con un asino.

Finalmente usciamo dalla nebbia, e ci dirigiamo verso Issaguen lungo la N2, per poi scoprire sulla Lonely Planet che abbiamo fatto una deviazione accidentale attraverso la capitale marocchina del kif, una droga. C’è fango, paglia, asini e persone in un caos totale lungo tutta la strada, come se fossimo tornati indietro nel Medioevo, con la sola differenza delle innumerevoli Mercedes W123 che sgusciano qua e là.
Subito ci prendono di mira, la gente bussa sui finestrini, ma lasciamo la città, scrollandoci di dosso le Mercedes che ci seguono e puntando i fari su un tratto di strada più veloce verso sud. Pochi chilometri più tardi, quando ci inoltriamo in una valle rigogliosa, supponiamo che se ne siano andate, ed è così bello qui che rifacciamo la stessa strada al contrario per delle fotografie.
E qui cominciano i guai. Un’altra macchina si avvicina rapidamente, l’autista scende e schiaccia la faccia proprio contro il nostro finestrino semiaperto. Educato ma con aggressiva insistenza, ci porge un invito incredibilmente poco attraente a casa sua per un caffè e una sigaretta. Mi chiede anche se Pardon, 12 anni più giovane di me, è mio figlio, il che è o una misura di quanto sciupato questo viaggio mi abbia già reso, o una testimonianza dell’assenza di scrupoli di questo marocchino quando si tratta di fornicazione; avremmo riso se non fossimo stati assolutamente impietriti. Mentre io e mio “figlio” porgiamo le nostre scuse, riprendiamo nuovamente la strada e interrompiamo la missione fotografia, una vecchia Mercedes sfreccia oltre sputando fuliggine nera, nella seconda macchina dietro, l’autista fa un cenno con la mano, lampeggia i fari strabici, e tira fuori dell’erba.
Dopo 30 minuti di medio-grande terrore, ci viene un aiuto dall’alto quando l’enorme spacco di un fulmine accende il cielo fosco, come un vaso sanguigno arrossato nel bianco di un occhio. La Mercedes davanti accosta. Pochi secondi dopo, grandi gocce di pioggia tamburellano il tetto della 520d, scandite in un primo momento, poi il picchiettio rapidamente si trasforma in un martellamento pneumatico. La strada, cotta dal sole, ora scintilla bagnata; improvvisamente la seconda Mercedes scompare; ci auguriamo sinceramente che non le accada nulla, ma non ci saremmo fermati nemmeno se fosse volata in fiamme nel dirupo sottostante. Poche curve dopo, a circa 30 km/h, la 520d va sottosterzo in una curva a sinistra verso uno scoscendimento, schiaccio con forza il freno e raddrizzo lo sterzo per cercare di fermarmi nello spazio disponibile. L’intervento dell’ABS e del controllo di stabilità crepita sotto il mio piede destro mentre l’auto si arresta a pochi metri dal disastro.
Siamo ancora a 2,5 ore da Fes, e piove forte con i fulmini che illuminano sporadicamente la superficie stradale come un flash. Siamo al limite, vogliamo solo parcheggiare l’auto e – nonostante le nostre intenzioni fossero l’opposto prima di questo viaggio – un rassicurante albergo internazionale. Lo troviamo a Palais Faraj (come Nigel Faraj), i suoi archi e piastrelle in ceramica del XIX secolo annidati sulle antiche mura della città; il personale è calorosamente amichevole come tutti gli altri marocchini che incontriamo e rapidamente la nostra paura ci sembra una cosa assurda in mezzo alla piacevole normalità e davanti al delizioso agnello speziato che abbiamo appena comprato.
Dopo tre partenze alle 4.30 del mattino e una estenuante giornata precedente, mi sveglia la lamentosa chiamata alla preghiera alle 5.30, che è, con tutto il rispetto, un tantino presto. Facciamo il pieno alla Serie 5 a 10 minuti da Fes, solo per scoprire che la stazione di rifornimento non accetta carte. Sorprendentemente, ci lasciano andare a prendere i soldi, così ripaghiamo la fiducia – e i 200 Dirham – prima di dirigerci verso Parc National de Tazekka. Si tratta di una zona bellissima, la strada si snoda attraverso colline dalla ricca boscaglia, mentre ci arrampichiamo lungo un lago artificiale blu come una bottiglia di Bombay Sapphire. La strada è abbastanza larga per due auto qui, ma di gran lunga più stretta della strada costiera, così possiamo spingere forte in seconda e terza e farci un’idea corretta dei limiti della Serie 5. Selezionate Sport Plus dal controller e si può sentire il controllo del mezzo che si stringe senza tuttavia esagerare, lo sterzo che si irrigidisce e la risposta dell’acceleratore che si carica di energia supplementare.

Improvvisamente la macchina si sveglia, le estremità anteriore e posteriore coordinate in movimenti fluidi, l’abbondante coppia fa un boccone dei brevi rettilinei, il senso di piacere alla guida dilaga improvvisamente. È qui che si può veramente sentire il lavoro dell’xDrive, ancora con quella pronunciata polarizzazione posteriore, ma con un’aderenza supplementare davanti; ci vuole tempo per capire quanto si può accelerare in curva, ma si impara che si può lavorare molto meglio con il telaio di quanto si possa con la sola trazione posteriore. Dandogli veramente sotto si potrà percepire un po’ di fatica quando i semiassi anteriori iniziano a tirare sullo sterzo, ma è per lo più abbastanza attenuata, e penso che la velocità extra che è possibile raggiungere compensi la mancanza di purezza della trazione posteriore, specialmente in un diesel relativamente a bassa potenza. Vorrei solo che ci fosse una maggiore interazione tra le cose.
Iniziamo a dirigerci verso nord, seguendo una strada che attraversa classici canyon polverosi solcati dal fluire di un fiume in piena, sole a picco, traffico per lo più assente. Pardon imposta una scatto dal drone in mezzo al nulla, giovani pastori improvvisamente accorrono dagli alberi miglia e miglia da qualsiasi luogo; guardano soltanto, sorridendo.
Potrei guidare su strade come questa tutto il giorno, ed è subito chiaro che così potrebbe essere: mentre il navigatore è corretto, non ha tenuto conto delle condizioni talvolta spaventose delle strade secondarie che traverseremo in seguito per raggiungere la costa occidentale. Piene di buche e con tratti devastati da frane, bisogna procedere a passo d’uomo, a volte, raddoppiando il tempo di viaggio stimato da quattro a otto ore. È qui che l’incredibile flessibilità delle sospensioni dà il meglio di sé, ammortizzando buche profonde e rendendo meno impegnativo quello che è, a volte, un viaggio demoralizzante, lungo e frammentato.
Sono le 7 quando ci immettiamo sulla A1, e dobbiamo correre per prendere la nave. Per fortuna la strada a pedaggio è liscia come le migliori in Europa, e viaggiamo ad una velocità ben più alta dei limiti per compensare il tempo perduto. La 520d è piantata e stabile, i suoi fari a LED illuminano oziosi camion in lontananza, ma la coppia dei giri più bassi scompare a velocità più elevate; bramerete la setosa raffinatezza e le migliori prestazioni della 530d sei cilindri.
Ma teniamo una buona andatura, raggiungiamo il porto 40 minuti prima della partenza alle 21:30, euforici dopo quasi 11 ore di guida continua. “Gringo, il traghetto delle 9.30 è cancellato” ci comunica gentilmente un uomo seduto all’esterno di un chiosco dei biglietti. Non indossa l’uniforme o un distintivo col nome, dice che ci venderà un altro biglietto per il traghetto veloce delle 10:30, oppure possiamo aspettare fino alle 2:30 quando il nostro verrà riprogrammato. Con la sveglia alle 8:00 domattina, cediamo. “Ora dagli una bella mancia”, suggerisce il nostro uomo. Ci guardiamo intorno, perplessi. “Lui!”, risponde esasperato, indicandosi il petto. “Lui!”.
Col portafogli notevolmente più leggero e incerti se siamo stati fregati alla grande, ci imbarchiamo sul nostro traghetto con un sospiro di stanchezza e di sollievo. È stata un’esperienza involontariamente avventurosa e abbiamo avuto la fortuna di avere con noi una macchina affidabile come la 520d. Tre anni e 100.000 km in Europa? Nessun problema. Ma se si vogliono seminare le Mercedes anni ’70 degli spacciatori marocchini, comincerei a valutare una 530d.

Scheda Tecnica: BMW 520d xDrive M Sport
> Prezzo 59.900 Euro
> Motore 1.995cc quattro cilindri turbodiesel 16 valvole, 190 @ 4.000 giri/min, 400 Nm @ 1.750 giri/min
> Trasmissione Cambio automatico a 8 rapporti, trazione integrale
> Sospensione Avantreno a montante MacPherson; retrotreno multi-link
> Prestazioni Da 0-100 km/h in 7,6sec, 232 km/h, 22,2 km/l , 119g/km CO2
> Peso 1.560kg > In vendita Ora

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