La Mercedes w123 anni ’70 sputa fuliggine nera quando è in forte accelerazione, e come la strada serpeggia a sinistra e destra lungo le pendici dei monti del Marocco e le sospensioni si stirano e si comprimono, il fondo delle sue gomme sottili si infila ritmicamente sotto la macchina come una fisarmonica strizzata. Sto guidando la nuova BMW 520d xDrive, e, imbarazzante, non riesco a superarla.
Un’altra W123 mi segue, con tutta la sua elettronica difettosa e i fari stroboscopici, e, ancor più imbarazzante, in quei momenti in cui non oserei sorpassare, il suo conducente si porta al mio fianco, con un sorriso e una piccola borsa piena di roba marrone penzoloni tra l’indice e il pollice, come se cercasse di attirare un gatto in casa.
In un primo momento la sua stranezza è divertente in un certo qual modo, ma dopo 30 minuti che il nostro fotografo Richard Pardon mormora un no grazie attraverso il finestrino della nostra auto, targa inglese, una BMW che non passa inosservata, il dubbio ci viene. Sicuramente non ci stanno seguendo fin qui solo per venderci dell’erba.

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