A metà pomeriggio, gli ultimi grossi rimasugli di nuvole della mattinata si sono dissolti e ora il cielo è di un intenso blu sopra la monolitica figura dell’aeroporto Tempelhof di Berlino. Mezz’ora dopo, il piazzale si è asciugato e i Bentley Boys sono pronti a far sgusciar fuori la EXP 10 Speed 6, una cucchiaiata di zucchero per la coupé concept che ha già trasformato la Bentayga SUV in una medicina dolce da inghiottire. “La EXP 10 è la nostra personale visione di una sportiva due posti potente e lussuosa” ci dice il capo ingegne- re della Bentley, Rolf Frech. “Questo modello non sarà solo lo specchio dei valori tradizionali del marchio, tipo design e qualità, sarà il riflesso di alte prestazioni, controllo e tenuta stradale”.

Staremo a vedere per le prestazioni, il controllo e la tenuta, ma la Speed 6 già ci sembra avere il design e la qualità che le competono. La EXP 10 ha assunto le forme che le sono state impresse dal capo della sezione Design Esterno Sangyup Lee sotto la direzione di Luc Donckerwolke, ed è, lo posso confermare di persona, in ogni centimetro di metallo incantevole quanto l’immagine virtuale che appare sulla pagina. È una scultura, è potente e quasi felina nella sua eleganza, ed è assolutamente una Bentley, anche privata della moderna colorazione verdastra British Racing Green. Vero, ci sono alcune componenti Aston Martin e Jaguar nel calderone, ma il patrimonio genetico formale rievoca direttamente la Continental GT, la quale sarà più grande e spaziosa quando giungerà nel 2017 nella sua seconda generazione. Mentre la Continental GT avrà un assetto da grand tourer o qualcosina di più, la biposto EXP 10 sarà di sicuro sportiva. Seppur non sapeste nulla dei piani Bentley, le fattezze della Speed 6 vi raccontano molto. L’auto è adagiata più vicina al terreno, le è stato disegnato unfrontale più aggressivo e copre le larghe ruote posteriori con fiancate più muscolose.

La macchina dunque è bella e, come è giusto che sia, per il momento è soltanto un esercizio di stile. Tuttavia, al riparo da occhi indiscreti, alla Bentley si stanno adoperando per concludere il passo seguente del processo evolutivo, uno sviluppo che porterà la Speed 6 dall’essere una concept dallo sguardo sdolcinato ad una coupé di serie, riaffermando la propria adesione alla causa GT. Lo schema dell’interasse è progettato per poter essere esteso, così da creare spazio per testa e gambe, il compartimento bagagli riceverà un portellone di chiusura convenzionale in luogo del lunotto apribile incernierato in alto, i proiettori anteriori saranno ricollocati e riportati in linea con le normative stradali, il profilo della griglia potrebbe doversi adattare ad un tema rivisitato e corretto. Inoltre, per tamponare lo scetticismo preliminare serpeggiato fra i dirigenti del gruppo, i progettisti potrebbero trovarsi nell’urgenza di modificare anche i finestrini posteriori e i montanti del posteriore. Ma molto di quel che vedete rimarrà, e questo è motivo di grande gioia per noi.

Con gli ingegneri Joe Baker e Luke Ford a mia disposizione, oltre al responsabile della modellazione in scala Kevin Baker, entro per dare un’occhiata da vicino. Alla pari di qualsiasi vettura da esposizione, questa fa un po’ la diva. Si comincia con maniglie porta “a sciacquone”, che richiedono cioè di essere premute e tirate in un unico movimento continuo per spalancare il mondo opulento contenuto nell’abitacolo.

Appena lo sportello ad ala di cigno ruota verso l’alto sul suo massiccio cardine singolo e arriva ad arrestarsi con un angolo di grande effetto pratico, i languidi interni ti implorano di essere esplorati. Fissando il signore che si è incurvato sul sedile e si è sistemato in una posizione a Z di sorprendente rilassatezza, Kevin Baker mi dice: “Adesso ti faccio vedere come funziona questa meraviglia unica.”Il pulsante d’avviamento è fittizio. Risvegliare la Speed 6 impone tre passaggi, tutti governati da una scatolina avvolta nella pelle nascosta sotto la plancia. Prima fase, pizzicare un interruttore basculante per dare il via all’accensione. Seconda fase, un colpetto ad un tastino di gomma nera per dar fuoco alle polveri del motore. Poi aspettate due secondi e, terza fase, selezionate la marcia avanti o la retro spingendo sul simbolo appropriato.

Non è la Bentley di papà. Tutto suona diverso. Perfino poco sopra la velocità minima, il V8 tatua le lastre di cemento del vecchio campo d’aviazione a furia di coltellate di selvaggia e imbufalita cacofonìa. Lo scarico elaborato emette una tale squillante e sguaiata tonalità che nessuna autorità internazio- nale d’omologazione veicoli lo dichiarerebbe a norma di legge. Lo sterzo risponde in maniera pronta e ha la precisione di un tiratore scelto, ma il diametro di sterzata assai limitato che sperimentiamo oggi permette con un mezzo giro di descrivere solo un ampio arco tra gli edifici delle partenze e degli arrivi. Il tratto peculiare di gran lunga più irritante, però, è il rumore cigolante, un poco minaccioso, che si propaga dai mozzi ruota, conseguenza della totale mancanza di margine tra la gommatura di fattura artigianale e i deliziosi parafanghi a campana.

Il motore eletto per fare di questa trasporta-persone una corridrice impavida è il V8, ma è più sanguigno e tempestoso paragonato a quello melodico e mormorante della famiglia Continental. Com’è possibile? Perché il motore che domina in modo così totale la vettura in accelerazione, è l’unità aspirata da 4.2 litri, concepita in origine per l’Audi RS5. Il meccanismo di sterzata e i freni in carboceramica sono stati incamerati dalla R8. Non è un sei cilindri a palpitare nella Speed 6, ma il V8 compie un lavoro egregio nell’imitare la colonna sonora da cuore in gola della Six Bentley da corsa, trionfante a Le Mans nel ‘29 e nel ‘30. Malgrado quel tonante 6.5 litri con sei cilindri in linea sia defunto da tempo, la Bentley potrebbe adottare, in teoria, un V6 twin-turbo ripescato dal bidone dei rifiuti della Casa madre e affiancarlo al più poderoso modulo ibrido in corso di sviluppo alla Porsche per la prossima Panamera. Rolf Frech declina ogni invito  trova il selettore per le regolazioni elettroniche, la leva del cambio e l’immane piattaforma tattile per navigatore e infotainment. Forse il particolare più inusuale è il display principale che consiste in quattro quadranti analogici (contagiri, carburante, potenza, batteria) sul lato sinistro e un monitor digitale multi-funzione (con indicatore di velocità, autonomia, programma di guida) sulla destra. L’intero assembramento strumentale si solleva dalla sua posizione orizzontale di riposo per assumere il corretto angolo visivo verticale appena si tocca il tasto d’avviamento.

Gli interni hanno un aspetto delizioso, un buon odore, una percezione tattile emozionante e si tengono alla larga da fantasie illusorie per restare saldamente avvinghiati alla funzio- nalità. Non c’è nemmeno l’ombra di un singolo tasto sulla facciata della plancia, solo leve, levette, palette, rotelle lucenti e il maestoso touchscreen. La seduta può essere regolata soltanto in profondità e inclinazione, in compenso sfoggia una pienezza di assetti ortopedici, una forte trattenuta laterale e una posizione di guida bassa, perfettamente in linea con le ambizioni dinamiche di questa Bentley.

Quanto dinamiche? Dipende tutto dal peso a vuoto finale e dal sistema di propulsione. Sic- come la Continental GT su base MSB dovrebbe porsi appena sotto le due tonnellate, l’obiettivo per la Speed 6 deve ritenersi orbitante fra i 1.750 e i 1.800 kg, in zona Aston Martin DB9. La concept vanta due bocchettoni: uno per la benzina che va a dissetare il V8, uno per il cavo della ricarica plug-in. Il traguardo ufficioso è di un 0-100 km/h in poco meno di quattro secondi e di una velocità massima superiore ai 320 km/h.

È irrealistico aspettarsi la messa in produzione della biposto prima del 2019. A dispetto di isolati commenti sussurrati tra le fila del gruppo dirigente, non è per niente chiaro come verrà collocato esattamente il modello entrante. Mentre esiste un’ampia divaricazione di prezzo tra la V8 Aston Martin Vantage e la DB9, il campo di battaglia su cui l’Audi R8, la Porsche 911 Turbo e la Continental
GT si stanno misurando al momento è già ultra affollato. L’unico modo in cui la Speed 6 e l’attuale 2+2
potrebbero coesistere in armonia è forgiare due distinte identità. Una V8 ibrida può essere un buon punto di partenza, ma per costituire un vero impatto dirompente come modello da automobilista di razza, la EXP 10 necessita anche di altro armamentario, quale la trazione posteriore, una massa a vuoto più atletica e un DNA che ponga l’enfasi sulle qualità dinamiche del veicolo.
Per evolvere in un prodotto dal profilo più bilanciato, la Bentley potrebbe fondere la sua impostazione
GT3 con l’approccio GT, strategia che la Porsche ha perfezionato con sapienza. Imperativi sono le doti
ergonomiche allo stato dell’arte e soluzioni per i comandi di grande fruibilità, nonché una connettività
di grado supremo e uno schieramento di sistemi di assistenza.

Al fine di conseguire il risultato, Frech è in contatto coi suoi ex colleghi della Porsche quasi ogni giorno. D’altronde è un segreto di pulcinella che la Bentley ha pianificato di adottare la nuova architet- tura MSB che la Porsche sta affinando per la seconda generazione della Panamera e della piccola Pajun. Nonostante il pianale MSB sia uno schema con elementi modulari per trazione posteriore, la tecnica a quattro ruote motrici potrà essere disponibile come opzione. La piattaforma MSB è un cardine assoluto per tutti i prodotti futuri del marchio di Crewe. In altre pa- role, le dimensioni dovranno oscillare tra una lunghezza di 4.700 mm (la Speed 6) e una taglia più generosa di 5.600 mm (la Mulsanne).

Nel corso dell’ultimo anno, il vertice del gruppo Martin Winterkorn, il direttore design Walter de Silva e il presidente del marchio Dürheimer, hanno suggerito di comune accordo il tipo di auto che avrebbero gradito vedere aggiungersi nei plotoni dell’armata Bentley. La risposta unanime è stata fabbricare la rivale della Aston a motorizzazione V8. I capi sono stati contenti dell’apporto di molteplici idee. La lista dei contributi di pensiero collegati alla EXP 10 ha portato ad inglobare una roadster, una vettura dalle sem- bianze sportive, un esemplare speciale super leggero e una concorrente della prevista Porsche GT 929 a motore frontale in versione tetto rigido e a capote in tela. Ma adesso è la Speed 6 che merita tutto il sostegno che le si può offrire. Anche in forma di prototipo, guidarla è un’esaltazione, mette le ali la singola pestata sull’acceleratore e lasciando aleggiare tra gli edifici amministrativi dell’impianto il rauco ruggito degli scarichi.

Non c’è alcun dubbio: questo progetto è una bazzecola per la Bentley. La Speed 6 è una fusione convincente di brio e tecnologia, di stile e manifattura.

Georg Kacher

 

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