Bentley Continental GT

Non c’è alcun dubbio. La Bentley Continental GT è troppo grossa per le strade comuni. Con un interasse che potrebbe ingoiarsi una Smart ForTwo e due metri di distanza fra uno sportello e l’altro, da sola occuperebbe l’intera corsia di una normale stradina secondaria. Ogni singolo camion che arriva dal senso opposto ci provoca un nervosissimo e profondo sospiro (grazie al quale inaliamo un aroma di pelle e tappezzeria a pelo lungo veramente inebriante – Dio, qua dentro c’è un profumo stupendo). No, per poter apprezzare adeguatamente la Conti dobbiamo farle fare ciò che si vede sul suo Marchio, ovvero, farle spiegare le ali. Direi che una qualsiasi area dell’Europa dell’Ovest vada bene; mappa alla mano, tracciamo una linea diagonale che attraversa la Francia e che prosegue finché non si arriva al mare, per poi virare a destra al The Glittering Med™ in direzione Spagna e, eventualmente, anche Portogallo. Un viaggio imponente per una Gran Tourer imponente. La cosa ci porta irrimediabilmente a una domanda: nel 2018 questi viaggi titanici mantengono ancora il loro fascino, oppure si tratta solo di nostalgia verso un’era passata? La realtà di oggi è ancora all’altezza dei nostri sogni ad occhi aperti in stile dolce vita?

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La Francia scorre via come un flash disegnato in blu pastello, piacevole seppur un po’ monotono. Vicino Grenoble, il luogo del nostro primo pernottamento, la strada si fa improvvisamente ondeggiante, come se delle mani gigantesche avessero accartocciato l’area geografica circostante. Un cartello ci avvisa della presenza delle Alpi e della Route Napoléon. Con 1.100 km percorsi e più di 2.800 km che ci separano dalla destinazione e dal mio commiato con la Conti, questa è l’occasione giusta per entrare concretamente in intimità con la nuova versione di uno dei più grandi successi della lunga e gloriosa storia del marchio di Crewe. Stiamo parlando infatti della prima Bentley a produzione di massa (relativamente ai propri standard ovviamente); contando insieme i dati dei due predecessori, qualcosa come 70.000 esemplari di Continental GT hanno trovato un padrone, facendo balzare in avanti i profitti della compagnia ed ampliando notevolmente la loro base di clienti. Da ciò possiamo dedurne il design evolutivo. Non si può confondere quest’auto con nient’altro, è una Continental GT a tutti gli effetti… proprio per questo magari la si potrebbe scambiare col modello precedente – almeno ad uno sguardo poco attento. È molto simile, ma all’occhio risulta più lunga in modo elegante (grazie alla dipartita dei tozzi elementi di sostegno in stile Phaeton), modellata in modo più affilato e, in netto contrasto col tema del design ellittico richiamato praticamente ovunque nella carrozzeria, troviamo una griglia frontale dal taglio curiosamente netto e squadrato. Parcheggiata nelle strade sfilacciate di Grenoble, con i creativi graffiti che si riflettono sui suoi pannelli e con la vista della montagna sul parabrezza, l’impressione principale dell’auto riguarda le sue dimensioni: è veramente grossa. La linea del tetto è stranamente alta per una coupé, e la parte inferiore dell’auto risulta piuttosto allungata; in generale, comunque, lo stile particolare ne assicura un look libertino, come se fosse un abito formale su misura che calza a pennello nascondendo un fisico più squadrato. A bordo della Conti si sta seduti in posizione curiosamente rialzata, quasi come se fossimo in un crossover; di certo ci viene incontro migliorando la visibilità esterna, mentre il tetto rialzato permette al mio metro e ottanta di mettermi in cabina di pilotaggio senza dovermi prima staccare la testa.

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Le classiche cosce in art deco restano intatte, e anzi vengono disegnate in creste ancor più acute grazie alla carrozzeria in alluminio, resa possibile dal “super-forming” dei pannelli a 500° C. Fanno ritorno anche i fari quadrupli, ma con dei contorni in vetro ispirati ai bicchierini del whisky. Sotto alla carrozzeria si cela la nuova piattaforma MSB, costruita in acciaio e alluminio, che fa da fondamenta anche per l’attuale Porsche Panamera. Sarà disponibile in seguito il V8 4.0 litri biturbo sempre della Panamera, oltre ad un propulsore ibrido. Nel frattempo, comunque, il logo “12” nelle prese d’aria a poppa delle ruote anteriori fa saltare la copertura dell’enorme motore nascosto nel muso – un W12 6.0 litri biturbo, ormai punto fermo delle Bentley moderne. Il propulsore distribuisce la sua non indifferente coppia motrice alle quattro ruote, e, sebbene la maggior parte della spinta venga fornita all’asse posteriore, in caso di necessità fino al 38% della potenza può essere inviata alle ruote anteriori.

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