Rivoli di gelato disciolto scorrono lungo paffute nocche baciate dal sole. Un attimo dopo una palla di vaniglia e fragola cade dal cono sulla sabbia rovente, persa per sempre nel terreno. Un vero peccato, ma la perdita di concentrazione del povero bambino è comprensibile. Era lì con i suoi 11 anni a trascinarsi per la spiaggia con il costume ancora umido, pensando forse ai Pokémon, quando ecco apparire tra le dune una Bentley da 217.000 Euro, una sagoma di un argento così scintillante da sembrare cromata. Lo sguardo è fisso, il gelato ritorna acqua, e l’imponente Bentley lentamente sparisce dietro una salita, il mormorio del 12 cilindri si perde nella brezza marina, ma il segno lasciato dalle Pirelli è la prova inconfutabile di questo surreale incontro. All’interno sui sedili ventilati (ma volendo anche riscaldati e pronti per un massaggio), al massimo per evitare di rimanere incollato alla pelle di Portland, non posso aiutarlo, ma sorrido di questa situazione paradossale: sto scalando sabbia e rocce a bordo di una delle vetture più costose che abbia guidato quest’anno, non circondato da viaggiatori Berberi in abiti tradizionali o intrepidi conquistatori ma da nudisti tedeschi disorientati, e famiglie alle prese con palette e secchiello.

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