Nella ricerca della presentazione più originale, Audi ha decisamente vinto. Alla Nuvola di Roma la Audi Q2 si è svelata al grande pubblico della città e non solo alla stampa specializzata, ma è stato un pretesto per parlare d’altro: quello di un modo di essere.

L’Audi Q2 è l’ultima arrivata della gamma di vettura “Q”. Un SUV compatto di quelli che entrano in un settore competitivo e in crescita costante un po’ in tutto il mondo. La postura su strada di questo modello, il suo linguaggio formale, si distacca da quello che siamo abituati a vedere nella produzione della Casa dei Quattro Anelli. Compatta e geometrica, la Q2 ha un atteggiamento sportivo e reattivo. Ne abbiamo parlato qui ed è forse per sottolineare questa differenza, che diventa novità, che la sua campagna di lancio è stata incentrata intorno ad una parola che è diventata concetto: #untaggable.

Alla Nuvola di Fuksas, la spettacolare struttura adibita a centro congressi della Capitale, l’Audi ha segnato la sua tappa romana dedicata alla nuova Q2 e al suo percorso esplorativo sulle varie interpretazioni del presente e sulle visioni del futuro. Una serata intelligente e stimolante.

Non l’auto, ma la parola che ne sta accompagnando il lancio era al centro del tutto: #Untaggable, cioè non etichettabile. Sembra impossibile che una sola parola possa declinare una infinità di visioni, sfide, connessioni, metodi per affrontare i nuovi paradigmi che stanno ridisegnando l’intelligenza e la fantasia collettive.

La poliedricità del pensiero, la multidisciplinarità, le personalità crossover, sono gli elementi per adattarsi e governare il cambiamento di una società aeriforme e magmatica. E allora ecco la passerella di personaggi come Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm, l’imprenditore Andrea Guerra attuale Presidente di Eataly, la tennista Flavia Pennetta, il Direttore Creativo di Maison Valentino Pierpaolo Piccioli, il regista Gabriele Mainetti, gli attori Claudio Santamaria e Francesco Pannofino, la splendida campionessa paraolimpica Bebe Vio. Ognuno di questi a raccontare e raccontarsi. Ognuno di questi a tratteggiare il loro personale modo di essere #untaggable e il loro percorso che li ha portati ad essere quello che sono. Attraverso il loro racconto oppure attraverso le domande di Alessandro Cattelan, che conduceva la serata,  questi otto protagonisti così distanti anche come formazione, ma accomunati da una bravura mostruosa, ci hanno raccontato, divertendoci e facendoci riflettere, che l’essere poliedrici e multidisciplinari è la sola strada per affrontare le sfide di  un mondo che ha cambiato tutti i suoi paradigmi.  Una vera mutazione culturale e antropologica.

E dell’Audi Q2 nessuno se ne ricordava più in questa serata. Diventare pretesto per parlare d’altro, però, è stata la genialata di Audi Italia. Alzare il tono dei contenuti, portarli a destreggiarsi tra i massimi sistemi,  inframezzando ogni intervento con splendide session reading di Francesco Pannofino, è stato il menù di un evento che mi ha personalmente convinto. Anche il meccanismo l’ho trovato moderno e sul pezzo: li ho cronometrati.  Per non spegnere il ritmo, quasi ogni singolo intervento ha occupato il palco per non più di 5 minuti o giù di lì. Si chiamano Elevator Pitch e chissà se questa idea non è lo zampino di uno come Riccardo Donadon che ben conosce e fa applicare questo metodo a chi vuole andare a presentare i suoi progetti alla H-Farm.  Sta il fatto che ha funzionato benissimo e il ritmo è stato veloce, brillante, divertente.

Le storie e il loro senso di bellezza e il frutto di raccontare.  Ecco, questo era il sapore. Quegli otto protagonisti del nostro tempo che, raccontando una storia,  ti portavano in un mondo altro.  La quantità di energia che c’era dentro ogni loro esperienza raccontata, ogni loro punto di vista, è stata splendente (e non saprei trovare altra parola). Tanta voglia di vivere, di ridere e di essere straordinari.

Ma storie anche intese alla maniera di Erodoto; come inchiesta, ricerca, indagine. Meno evidente, forse, ma anche questo era  il fil rouge della serata. Può sembrare un paradosso, in un sistema sempre più connesso, veloce, spesso superficiale, il loro valore, quello delle storie, è una mia personale convinzione. Le storie sovvertono la necessità, alle volte schizofrenica, del facile consenso, dei like concessi a pioggia, della spasmodica ricerca del numero di contatti.  Le storie richiedono il soffermarsi, l’approfondire, ché spesso regalano una emozione meno fugace, un ricordo più persistente. Restar fuori da questa arena, cercare engagement, fidelizzare, costruire contenuti studiati, ponderati, curati e magari che vengono dopo. Fuori tempo massimo? Fa niente. Anche questo è essere #untaggable.

A proposito dell'autore

Marco Della Monica
car & motorsport contributing editor

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