Aston Vantage vs 911 GTS

La differenza si nota subito alla prima curva. Sia che si voglia confrontare la nuova Vantage col modello precedente o con l’attuale DB11, ci si rende immediatamente conto che si è a bordo di un’auto sportiva fortemente dedicata alla guida. Ovviamente abbiamo sempre avuto molta fiducia nel nome Vantage, nonostante stiamo parlando di quasi dieci anni di distanza dal suo picco più assoluto. Aston è stata molto furba, piazzando sul mercato la sua auto sportiva con qualche anno sul groppone – completa di sterzo idraulico, cambio manuale e motore naturalmente aspirato – come una sorta di offerta vecchio-stile dedicata ai piloti nostalgici dei cari vecchi tempi. Ma le cose sono cambiate, senza contare che Aston non può certo continuare a parlare di “guida analogica”: la nuova Vantage, infatti, vanta sterzo elettrico, cambio automatico ZF ad otto rapporti come unica scelta per la trasmissione (per ora) e una interpretazione casalinga del V8 4.0 litri biturbo di AMG. Insomma, la nuova Vantage si propone come l’auto sportiva del momento, non più come una sorta di sopravvissuta di un’era ormai finita.

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Quindi, il paragone veramente calzante non è più Aston contro Aston, bensì Aston contro Porsche 911. Il prossimo anno uscirà una nuova generazione 992 che andrà a prendere il posto dell’attuale generazione 991, di cui fa parte l’attuale 911, giunta a noi nel 2011 con tanto telaio nuovo e servosterzo elettrico. Tre anni fa la linea subì una revisione, in cui un nuovo sei cilindri biturbo 3.0 litri andò a rimpiazzare i motori più grandi ad aspirazione naturale. Ovviamente è ancora il punto di riferimento per qualsiasi altra auto sportiva sul mercato, ma va detto che ha trovato una rivale agguerrita nella nuova Aston Martin Vantage. Ultimamente tira una buona aria ad Aston. L’anno scorso i profitti solo lievitati, con le vendite che sono salite del 58 percento. A breve arriverà una nuova ammiraglia, ovvero la DBS Superleggera da 700 cv, cui seguirà un SUV DBX che il CEO Andy Palmer volle produrre come condizione di assunzione quando si unì al Marchio nel 2014. Ma non è finita qui. Se la FIA riuscisse a ritrovare il bandolo della matassa, Aston potrebbe tornare in Formula 1 come fornitore di motori per Red Bull, continuando una relazione che ha già generato la Hypercar Valkyrie e che, in futuro, ci consegnerà una rivale a motore centrale della Ferrari 488. E non abbiamo neanche citato il ritorno della Lagonda in veste di marchio elettrico di lusso…

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Ma torniamo al presente; ci troviamo infatti nel caldo asfissiante della corsia dei box di Rockingham. La Vantage in verde acido ha un aspetto sensazionalmente feroce, accanto ad essa troviamo la Porsche, più conservativa e organica, ma non per questo poco grintosa. Premendo la leva delle portiere, l’auto ci concede l’accesso a un abitacolo a bassissima distanza da terra che ci accoglie con un’ondata di lusso. Ebbene sì, la cabina di pilotaggio di questa sportiva è veramente notevole, come se fosse una GT3 rilegata in pelle. Ma immergiamoci completamente nell’auto, chiudiamo la portiera tirando la cinghia in pelle ad essa dedicata e la prima cosa che ci troviamo di fronte sono tre display digitali che fanno capolino da dietro il volante squadrato e cambiano conformazione a seconda della modalità di guida selezionata. Sul cruscotto troviamo una marea di pulsanti che scorrono giù a cascata come le terrazze coltivate di Machu Picchu (immaginiamo che, al posto dei coltivatori peruviani, ci sia la mano di Mercedes alla base della componente elettronica dei tasti della Vantage). Ma tutto risulta funzionale e pratico. So che questo potrebbe sembrare normale amministrazione, ma in realtà è il punto in cui le compagnie come Aston tendono spesso ad incespicare. In ogni caso, da oggi in poi, tutte le nuove Aston saranno al passo coi tempi; non accadrà più che gli entusiasmi di un nuovo possessore di Aston verso la sua auto sportiva nuova di zecca si spegneranno contro un navigatore satellitare inferiore all’auto noleggiata qualche mese prima.

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Basta accendere il motore per rendersi conto che il 4.0 litri AMG è un propulsore che sa il fatto suo. Come disse Ben Barry quando guidò la Vantage al suo debutto, il motore sembra “sempre pronto all’azione”. Una carezza al paddle di destra e una al tasto del freno a mano elettronico e l’auto inizia a prendere vita, smaniosa di gettarsi in pista. La accontentiamo, e dopo un mezzo giro di cortesia per permettere ai lubrificanti di entrare in temperatura, in cui notiamo che sa essere anche silenziosa a bassi giri, iniziamo a darci dentro: ci investe una cacofonia di suoni, accompagnati da uno tsunami di potenza e coppia che spazzano via a martellate qualsiasi traccia residua di intorpidimento mattutino. Abbiamo fra le mani una forza motrice maestosa ed implacabile che sembra consumare il tempo e lo spazio con l’aumentare dell’andatura.

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