720S & NSX vs Tokyo

Una pioggia inesorabile è scesa dal torbido cielo Giapponese per quattro giorni, inondando le strade di Tokyo, avvolgendo i suoi grattacieli nella nebbia e facendo sembrare silenziosi fantasmi le navi nelle acque grigio ardesia della baia. Ma la notte scorsa le nuvole si sono diradate. Ora questo paesaggio urbano tridimensionale è ricco di colori e contrasti, e la baia risplende come ghiaccio tritato.

McLaren 720S, Japan, October 2017 Photo: James Lipman / jameslipman.com

Dalla miglior posizione possibile, l’abitacolo di una McLaren 720S arancione brillante, finalmente la capitale giapponese è un bello spettacolo; ha l’aspetto che dovrebbe avere. Nel grigiore che regnava era disordinata come una partita a Tetris finita male, i suoi brutti palazzi grigi accatastati l’uno sull’altro in un disordine permanente. Adesso è spettacolare: brulicante di gente (nove milioni di anime e in aumento) e possibilità, sconfinata e vibrante di energia. E ovunque c’è movimento: sciami di automobili che si muovono su cavalcavia a tre livelli, motorini che svicolano veloci in tunnel pericolosamente sinuosi e robusti ponti che gemono sotto il peso continuo del traffico.

Sospeso a centinaia di metri sopra la baia, il ponte dell’arcobaleno offre una vista senza ostacoli dello spettacolo. Lo stesso vale per la McLaren 720S, il suo parabrezza da aereo ed il posteriore a goccia in vetro creano un tale entusiasmante senso di libertà che ci si sente quasi vulnerabili, come se si stesse guidando un’auto da corsa Can-Am – almeno finché non vi ricordate dello scheletro in fibra di carbonio quasi inespugnabile che vi circonda.

Spostandosi silenziosa nel traffico mattutino dei pendolari, la 720S si sente speciale, le sue soverchianti prestazioni nascoste dietro la maschera di un comportamento impeccabile a velocità bassa. Coi finestrini abbassati per godermi meglio la frescura del mattino, il braccio sospeso pigramente nel vuoto tra le due pareti dello sportello,parte dell’innovativo pacchetto aerodinamico a bassa resistenza della McLaren. Ci insinuiamo attraverso le fila dei taxi giallo-ranuncolo e i fianchi cromati perfettamente lucidi dei camion per le consegne, superando appena il limite di velocità che è così basso che un ciclista allenato potrebbe infrangerlo facilmente. Dietro di me vedo muoversi senza sforzo nello specchietto una NSX blu, le sue linee tese sono favolose quanto la definita muscolatura della McLaren in questa luce autunnale da sogno.

AK7Z0131    McLaren 720S, Japan, October 2017 Photo: James Lipman / jameslipman.com

Puntiamo, entrambi, alla pentola d’oro al termine dell’arcobaleno: i 270° della rampa d’uscita a cavatappi del ponte. Subito il V6 e il V8 scalano entrambi, saltando di un paio di marce, guadagnando velocità e piroettando nella migliore rampa d’uscita del mondo, una curva fluida e senza fine che per un attimo lascia che queste macchine facciano quello che sanno fare meglio: grande aderenza, curve strette e senso di onnipotenza. La 720S sfrigola con talento e tattilità, il suo telaio è preciso, il suo assoluto controllo del corpo e il suo sterzo così vivo nella risposta che giuro di poter leggere i grandi caratteri giapponesi impressi sull’asfalto. (Probabilmente ci stanno implorando di rallentare ma il puro talento della macchina implora di non farlo). Ma la NSX non perde terreno. È veloce nei cambi di direzione, composta e stabile nei suoi stravaganti pneumatici Continental.

Troppo presto siamo di nuovo al livello della strada, di nuovo nella mischia dell’ora di punta e di nuovo a lavoro: ovvero essere due fastidiosi individui in due Supercar che pretendono di fungere da mezzo di trasporto quotidiano, non solo da giocattoli da circuito,se vanno bene per Tokyo, vanno bene ovunque.

La 720S è la nostra macchina sportiva dell’anno, l’evoluzione a malapena riconoscibile della 650S che è venuta prima e un esempio sorprendente di prestazioni e versatilità. L’NSX è la difficile seconda sortita della Honda nel mondo delle Supercar e una macchina polarizzante. Le domande restano. Domande come “Perché è un ibrido (molto mite) quando le batterie e i motori sono pesanti?”, “Perché ci è voluto così tanto?” e “Perché non è, beh, solo un po’ più speciale?”. Ma nemmeno la McLaren ci lascia privi di dubbi, in particolare perché a Woking attualmente facciano affidamento sul motore V8 turbo, esplosivo sì, ma quasi privo di anima, quando motori come il V10 di Audi/Lamborghini e il mesmerico V12 della Ferrari sono su tutt’altro livello in termini di coinvolgimento emotivo, rumore e – anche con la turbina più intelligente e il più corto dei collettori – risposta dell’acceleratore.

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McLaren 720S, Japan, October 2017 Photo: James Lipman / jameslipman.com

 

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